| 03 febbraio | ||||
| Il cinema, Pegasus, l'apocalisse e me | ||||
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Mi sono ammalata di nuovo e di nuovo ho le palle girate.
Consumo tachipirina come se fosse chewing gum, guardo con disagio i libri che dovrei studiare,logorata dalla consapevolezza che, se volessi, potrei comunque dargli una letta, ma ferma sul sacrosanto principio che da malati si sta a letto, si cazzeggia e basta. Mi sono pure sbucate delle vescichette di origine indubbiamente psicosomatica sulle dita e mi domando se esista un qualche esserino più irragionevolmente scalcagnato di me su questo pianeta. In compenso, a farmi compagnia da due giorni a questa parte ho un retroproiettore sony di 50 pollici... ovvero talmente grande da poterlo guardare da letto non solo con le lenti a contatto, ma addirittura con gli occhiali (per natura meno potenti delle lenti). Quando sistemeremo l'home theatre avremo un piccolo cinema casalingo e, solo a pensarci, vedo già qualche piccola vescica psicosomatica ritirarsi dalle mie dita: dicono che i soldi non facciano la felicità, il che è sicuramente è vero, però, perdonate il cinismo, quanto aiutano! La malattia è indubbiamente più sopportabile ora che, al posto di un tv catodico modello francobollo, ho uno schermo gigante: quindi i soldi non daranno la felicità, ma se non altro fanno bene alla salute La mia intenzione è quella di avere la videoteca pirata più fornita della città: e quando dico "pirata" intendo sul modello di Barbanera, non di certo di quei malandrini che scaricano illegalmente da internet. No, Io non ruberei mai una borsa. Non ruberei mai un cellulare e, quindi, per logica conseguenza (?), non mi azzarderei mai a scaricare un film. Noh, io sono una brava persona: non faccio furti. Io i furti li subisco. E precisamente subisco un furto ogni volta che pago venti euro per un dvd costato circa 0,50 a chi lo ha prodotto. Ma parliamo pure di quella campagna pubblicitaria contro l'acquisto o l'utilizzo di materiale pirata: la musica che hanno messo di sottofondo, che sulle prime trovavo fastidiosa, ora mi risulta particolarmente eccitante... Eggià: provate per una volta a voltarvi e a guardare gli spettatori alle vostre spalle: guardate quanti di loro, come voi, sogghignano e battono a tempo i piedi... Quando vi accorgerete di quanto dilaghi l'amarezza e la disapprovazione per chi commette tale infimo reato, ogni dubbio in materia, se ancora ne avete, vi verrà sciolto. Complimenti vivissimi a chi ha promosso e ideato questa campagna pubblicitaria: anzichè far sentire in colpa chi scarica materiale pirata, questo video ha sortito il ridicolo effetto di convincere chi ancora non lo faceva a farlo al più presto. Siete riusciti a fare di quella che poteva essere una scelta di comodo, momentanea e nemmeno tanto ragionata, un vero e proprio credo. Avete promosso e fatto maturare la "coscienza di classe" di "quelli che scaricano": una folla amorfa che prima forse nemmeno si rendeva conto di quel che faceva e di quanti altri lo facessero ha trovato ora il proprio contesto e, se proprio vogliamo dirla tutta, la vostra musichetta tamarra è diventata il suo inno ufficiale. C'è chi ha detto che finchè non si parla di una realtà questa nemmeno esista: in quest'ottica fare un video tamarro come il succitato è stato proprio un colpo da maestri dell'imbecillità. Perchè ora se ne parla. Oh, se se ne parla! Apprezzo invece l'altra campagna che dice che "al cinema è l'emozione che conta": non solo è ben fatta, ma le ragioni che riporta sono per metà valide. Al cinema bisogna andarci, ragazzi, nonostante sia diventato un salasso: per sostenere l'industria cinematografica, per il rito della poltrona e dei pop-corn, per la qualità audio-video. Io consiglio un'accurata cernita dei film da vedere: probabili capolavori, film promettenti o con effetti speciali sono da vedersi al cinema. Per le commediole di dubbio spessore e per i film che poco ci convincono, invece, chiedete pure a Barbanera, e senza rimorsi. Insomma, non diamoci al pirataggio selvaggio solo perchè la musichetta tamarra ci fa venire voglia e perchè quei figli di buonadonna ci speculano sopra con la stessa gioia con cui dei grassi porci sguazzano nel loro pantano putrescente. Tratteniamoci. Siamo dei signori, noi. E andare al cinema è soprattutto un piacere nostro. Non mi sento proprio in grado di criticare la pirateria, ma ancor meno di sostenere il boicottaggio del cinema. Se lo meriterebbero, ma no, non facciamolo ancora. Sono andata da poco a vedere I segreti della montagna dal culo rotto. Decisamente un buon film, anche se dalle recensioni mi aspettavo cose mirabolanti. Particolarmente invitante il bambino di Donnie Darko e di The Day After Tomorrow, tale Jake Gyllenhaal; peccato gli abbiano affiancato quel bietolone del protagonista di Il destino di un cavaliere (film di serie c proposto da mediaset almeno 2 volte all'anno) che io trovo seduttivo come un gambo di sedano ed espressivo come una patata al selenio, ma immagino che un Jude Law sarebbe costato troppo. Peccato. Noi donne avremmo passato momenti indimenticabili, ma vabbè. Anche The New World è stata una buona visione: la spettacolarità della fotografia ti rende gradevole anche 2 ore e mezza di monologhi interiori. Tra l'altro, a causa di un malinteso sugli orari e data una serie di malaugurate coincidenze, mio padre, Dario ed io siamo riusciti a imbucarci nel cinema prima della fine dello spettacolo precedente e quando mio padre si è accorto per primo che stavamo assistendo alla fine del film anzichè al suo inizio è sbottato ad alta voce durante la proiezione urlando: "Ma questa è la fine... E' LA FIIINEEEEEE!!!!"e lo ha fatto con un tono talmente grave e drammatico che sembrava l'annuncio dell'apocalisse pronunciato da un cantante black metal. Io sono sprofondata nella mia poltroncina coprendomi il viso con il cappuccio dellla giacca: per Dario, invece, che è alto più di un metro e novanta, è stato più difficile mimetizzarsi, ma non discuto che abbia fatto del suo meglio per sfuggire agli sguardi tra l'atterrito e il curioso degli spettatori circostanti. Alla fine mio padre si è quietato, concorde sul fatto che spoilerare la fine della vicenda di Pokahontas era come spoilerare il finale di Biancaneve. Oh, povera me. Che avventure. Ora invece sto pensando di comparmi la segreteria telefonica con la voce di Ivo de Palma, ovvero il doppiatore di Pegasus. Costa una cifra proibitiva e perciò temo non se ne farà nulla, però pensate che bello: "Questa è la segreteria telefonica di Arianna, attualmente impegnata a raggiungere il settimo senso. Se volete, potete lasciare un messaggio dopo il fulmine di Pegasus: FULMINE DI PEGASUS!!!!" Non resisto. Andrò in rovina, ma me la comprerò prima o poi. |
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10 gennaio |
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| Ungaretti e me | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Ungaretti è di sicuro il poeta preferito degli studenti senza memoria: è certamente più semplice ricordarsi Mattina (Mi illumino d'immenso, per intenderci) piuttosto che Il 5 Maggio. Io Ungaretti lo ricordo per Soldati: Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie. E per Veglia:
ah, OGGI... ho trovato di meglio. Non sono un'appassionata di poesia. Diciamo che trovo il 70% della poesia che leggo parecchio kitsch e il restante 30% decisamente scontata, quindi non mi cimento nemmeno. Molte poesie mi piacciono musicalmente, parecchie le ricordo a memoria addirittura dalle elementari : non me ne farò mai nulla, ma per ottenere il triangolino marrone al trivial pursuit possono essere d'aiuto. Pur sempre meglio di un testo di Vasco, voglio dire. Ungaretti resta in ogni caso tra i miei preferiti: ermetico e tagliente come una lama. Beh, ad ogni modo: oggi ho trovato per caso una di quelle poesie di Ungaretti che a scuola non ti insegnano mai. Una di quelle dove c'è poco studio ma tanta arte; una delle tante che vengono tralasciate per dare a spazio a quelle che altri, prima di te, hanno ritenuto migliori e che sono tragicamente le stesse da 80 anni e forse più. Insomma, oggi il mio umile blog ha un ospite d'eccezione. Oggi il mio blog darà voce all'Ungaretti dimenticato dalle antologie scolastiche. Meno tragico ma più intenso, meno poeta ma più filosofo, eccolo qua, l'Ungaretti di Nostalgia: Quando la notte è a svanire poco prima di primavera e di rado qualcuno passa Su Parigi s'addensa un oscuro colore di pianto In un canto di ponte comtemplo l'illimitato silenzio di una ragazza tenue Le nostre malattie si fondono E come portati via si rimane Esiste una definizione più precisa e splendida di nostalgia?: e come portati via si rimane. E' esattamente così. Questa poesia è evocativa quanto basta per farti sentire il freddo del crepuscolo in quella giornata di non ancora primavera in cui tutto è grigio come il pianto... quando anche la malattia esistenziale degli altri ti fa compassione e l'unica tua compagna è la nostalgia che ti porta con sè ma ti fa restare. Toccante. Straziante quanto la vista del compagno morto nella trincea di Veglia. Ed eccone un'altra. E' intitolata Destino: Volti al travaglio come una qualsiasi fibra creata perchè ci lamentiamo noi? Questa poesia è come un grido. Quando la leggo sento echeggiare dentro di me il suo "perchè?". Per qualche secondo sento tutti i miei "perchè?" accalcarsi l'uno sull'altro con violenza, sento il dolore chiuso in una mano e nell'altra la speranza... e tutto il mondo è un gioco. Tutta la tensione si giostra tra il dubbio di chiedere troppo a questa vita e la consapevolezza di avere il diritto di sapere, cazzo, perchè mai ne fai parte. Meravigliosa. Io questo Ungaretti non l'avevo mai conosciuto. Ed ecco gli ultimi versi che tengo a riportare; Ecco Risvegli: Ogni mio momento io l'ho vissuto un'altra volta in un'epoca fonda fuori di me Sono lontano colla mia memoria dietro a quelle vite perse Mi desto in un bagno di care cose consuete sorpreso e raddolcito Rincorro le nuvole che si sciolgono dolcemente cogli occhi attenti e mi rammento di qualche amico morto Ma Dio cos'è? E la creatura atterrita sbarra gli occhi e accoglie gocciole di stelle e la pianura muta E si sente riavere Se potessi mi lancerei in un'esegesi tale da assicurarvi un'orchite, ma il mio buongusto mi dice di non farlo, e per questa volta siete salvi. Ma provate a riflettere... Quanto è normale il dubbio di aver vissuto altre vite? Quanto è lecita l'impressione di aver già visto fin troppo, di aver già contribuito più volte al gioco dell'esistenza? ...E la domanda "Ma Dio cos'è?", d'un tratto, ci risveglia del tutto. E' il dubbio, che ci tenta e al contempo ci atterrisce, a farci diventare più grandi di noi. Ed è l'accettazione del mistero, il pianto nella grande pianura muta, a garantirci l'alba di un nuovo giorno da uomini. Probabilmente Ungaretti intendeva tutt'altro, ma questo è quello che ci ho letto io. ... Giuseppe ed io abbiamo passato dei bei momenti quest'oggi. |
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| L'universo femminile |
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Ah, l'universo femminile è davvero un bel mistero. |
| Io, zdora |
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(Scritto del 28 novembre 2005) |
| 24 dicembre | |||||||||||||||||
| Ari-eccomi | |||||||||||||||||
| Non sono sparita. Sono solo lontana, lontana, lontana. Lontana dal favoloso mondo in cui mi faccio chiamare Jiianna e dico quel che mi pare. Lontana dalle lunghe chattate col mio maestro. Lontana dagli allucinati discorsi notturni con il mio amichetto immaginario (che peraltro oggi compie gli anni: auguri, Andrea-Paccoman!) e da tutte le persone con cui ero solita ciarlare ogni tanto in questa sconfinata ed evanescente realtà che è chiamata internet. Finchè il tecnico di fastweb non si deciderà a venire rimarrò ancorata al mondo reale, frustrata dal non poter spogliarmi nemmeno per mezzora del mio cognome e della mia insulsa fisicità. In questo momento infatti mi trovo a Roma: sto utilizzando la connessione della mamma di Dolcevita e non ho nemmeno molto tempo a disposizione. Vorrei poter scrivere qualcosa di significativo in questi pochi minuti ma ho come sottofondo "Le cronache di Riddick" Che dire? Tornerò (muahahahaha!), tornerò! Pensiero odierno: Ma tu, ma io, ma bensì, sì, proprio tu. Ricordo la curva della tua schiena a volte ti disegnavo e non lo sai Solo qualche mese fa mia sorella mi ha ricordato che ero piuttosto innamorata di te. Una volta sola mi hai chiamata per nome, me la ricordo. Due volte mi hai presa in braccio, non mi sono mai sentita così al sicuro. Un giorno mi hai tirato uno schiaffo, mi ha bruciato per mesi. Spesso mi hai attaccata senza motivo, ma ci ho pensato io a trovarti delle buone scuse. A distanza di anni non ho ancora deciso se condannarti o assolverti se giudicarti o provare ancora una volta a capire le tue ragioni: già so che non riuscirei comunque a comprenderti, ma non voglio nemmeno odiarti perchè sei differente da come speravo che fossi non voglio disprezzarti perchè non mi hai corrisposta. Da parte mia sappi che ci ho creduto, sul serio. Quando mi hai detto che non avresti mollato la presa ho pensato davvero a quanto mi avrebbe reso felice se me lo avessi detto quando era giusto il momento. Solo questo volevo dirti, volevo che tu ne avessi la conferma.
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| 02 ottobre | ||||||||||
| Le mie pessime barzellette | ||||||||||
| Riassunto delle ultime puntate: -Mi sono trasferita nel monolocale e ho guadagnato i miei primi 15 euro. Ah, stare in casa propria e guadagnarsi qualche soldo da soli è proprio una bella sensazione. Il bambino mi chiama già dada, è buffissimo. L'ho portato nel parco sotto casa a giocare a palla. Mi si è pure avvicinata una bambina che parlava come cappuccetto rosso dei fichi d'india, suo padre assomigliava a Kevin Spacey. -Mi sono vista per la seconda volta il castello errante di Howl: stavolta ci ho portato le mie amichette di università. Quel film mi piace da morire, anche le mie amiche hanno apprezzato. -Ho montato le tende in cucina e ho comprato le fioriere per il terrazzo. Sì, sta venendo proprio bene. Le tende sono verdi, leggere, si arricciano in maniera molto elegante. Nelle fioriere ci metterò dell'erica e del rosmarino. -Ieri sera sono stata a una piacevolissima cena con degli amici e ho bevuto un sacco (un bicchiere di rosso). Era il compleanno della ragazza di un amico di Dario, ho passato una bella serata. Pensiero odierno: Siamo sicuri che ammettere un errore e porgere le proprie scuse sia un atto vera maturità? Mi sono accorta che c'è chi chiede scusa per educazione, per prassi, per poter dire, con gli altri o con se stesso, di aver fatto la cosa giusta. Le scuse sono come un lasciapassare per la coscienza: ripensando a un litigio irrisolto potremo sempre dire a noi stessi "beh, in fondo io gli avevo chiesto scusa. Io ho fatto la cosa giusta, sono a posto così". In questo modo è chi non accetta con prontezza le scuse altrui ad essere impietoso, vendicativo e permaloso! C'è chi ti appioppa le sue scuse con la stessa eleganza con cui si scarica un fagotto pieno di vestiti vecchi nel bidone di raccolta per i senzatetto. Il tono è più o meno questo: "Insomma, se le vuoi prenditele (tanto io non so che farmene) altrimenti le caccio direttamente nell'immondizia, no problem." Preferisco chi non ammetterà mai di aver sbagliato ma che sa prodigarsi immediatamente per rimediare. E soprattutto preferisco chi non si nasconde dietro un dito dicendo "Non volevo farti del male, in fondo l'ho fatto perchè ti voglio troppo bene". Baggianate. Ancor peggio sentirsi dire: "Sì, so di aver sbagliato più di una volta. Mi stupisco che tu non me l'abbia fatto notare prima." Sapevi di sbagliare eppure hai persistito. Ancora, ancora e ancora. E alla fine mi vieni pure a dire che "ti stupisci" come se fossi complice della tua scorrettezza per non averti fermato prima? Come se una parte di colpa fosse anche mia...? Insomma, da chi mi ferisce pretendo solo un pò di medicazioni. A chi mi ha trattato con durezza chiedo dell'affetto, a chi mi ha sottovalutata chiedo della stima, a chi mi ha trascurata chiedo delle attenzioni. E precisamente chiedo delle dosi massicce di eventuale affetto, stima e attenzioni. Delle scuse, sia che siano sentite o buttate lì (oppure sentiteMAbuttate lì), non me ne faccio proprio nulla. "Lasciarmi sbollire" è una pessima idea. Quando tornerete, convinti che mi sia passata, mi ritroverete più incazzata di prima. Se aspetterete troppo non mi ritroverete affatto. Ho appena finito di rileggere una conversazione che per feticismo e autolesionismo ho voluto conservare. Ho riletto anche delle lettere. Ne ho ricavato la morsa allo stomaco che, inconsciamente, cercavo. Ho ritrovato quella cattiveria e quell'aggressività che mi hanno fatto scappare. Ho riletto le mie parole, a volte dure, quasi sempre tremanti e piene di sentimento. Ho riletto le sue, così fredde e sprezzanti. Non è rimasto nulla della persona che amavo. Nulla. Mi rimane in mano solo un ben orchestrato insieme di insulti, insinuazioni, ripicche e giri di parole. A distanza di giorni, io sono ancora qui che scrivo ed aspetto. Ma i miracoli tardano ad arrivare, chissà perchè. Questo suppongo sia una specie di outing, perchè nella sua risposta privata non ci spero più. Mi ha già fatto capire che ci sono cose più serie a cui dedicarsi. Mi ha lasciato intendere che è nel periodo difficile che sta affrontando che dovrebbe giustificarsi il suo comportamento e annidarsi una mia esitazione, il mio impulso a soccorrere e a portare aiuto e amicizia. Ma a chi non ha cuore io non offro aiuto. A chi ha perso, anzi, rinnegato la propria umanità io non posso stare vicino. A chi interpreta questo mio scrivere come un'offesa lascio solo la speranza che un giorno possa infine rinsavire e lusingarsene. Mi prometto di non parlare più di questa persona. Troppa pena inutile. Troppo grande la tentazione orrenda di usare i suoi stessi toni, così facili da maneggiare. Ritengo sia più elegante serbare per sè stessi certe argomentazioni, lasciandole la convinzione che la vera forza sia quella bruta, che la prepotenza sia una forma della determinazione, che l'egoismo sia una sfumatura dell'ambizione, che l'arroganza e la presunzione siano dimostrazioni della sicurezza in sè stessi. Ora più che mai ho la certezza che questo qualcuno non meriti nemmeno un pò del bene che gli voglio; che i nostri mondi siano all'opposto e che è giusto che nella vita si circondi di persone che sono come lui e che lo trattino come lui è abituato a trattare. Che il nostro è stato un incontro proficuo perchè ci ha aperto gli occhi su un mondo che non ci piace e non ci appartiene: quello dell'altro. Sarebbe nel mio stile concludere con qualche frase ad effetto, sul melodrammatico possibilmente, ma invece concludo questo intervento con una di quelle mie pessime barzellette che tutti mi dicono che non sono capace di raccontare: la sapete la differenza tra uno che si butta dal quinto piano di un palazzo e uno che, invece, si butta dal primo? Quello che si butta dal quinto: "Aaaahhhhhhhhhhh.... tonf!" Quello che si butta dal primo: "Tonf!... Aaaahhhhhhhhhh!!!"
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| 18 settembre | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Scripta manent. Oggi vi voglio dire che... (parte III) | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Oggi mi sono detta
che non bisogna esporsi
ma fortificarsi fare schermo allontanare i pernsieri che ci impediscono di raggiungere i nostri sogni. Metà della mia vita l'ho passata a ripensare alle cose che avevo detto a questo e a quello e a cosa avrei potuto dire col senno di poi... Sicchè, dato che l'altra metà della mia vita l'ho passata a depilarmi le gambe, capite bene che non ho fatto un buon uso del mio tempo. A parte gli scherzi... Tutto quello che ci circonda non è altro che un labirinto di scelte: se passiamo il nostro tempo a rimuginare sul bivio appena imboccato e a quante sorprese avrebbe potuto serbarci la strada alternativa non andremo mai avanti. Questo il pensiero con cui mi sono svegliata oggi. Una tenera banalità. Ad ogni modo, oggi piove come Dio la manda. Mi sento un pò rassicurata. Oggi il confronto con gli altri non mi spaventa. Oggi posso scrivere un altro capitolo del mio "scripta manent". Alla mia migliore amica: Come spesso ci diciamo nei nostri momenti di intimità, abbiamo passato insieme gli anni più belli della nostra vita e buona parte dei momenti peggiori. A parte le condizioni che ci hanno tenute lontane nei momenti in cui il dolore non è comunque condivisibile, siamo state amiche pur essendo così diverse: io gomitolo informe, tu perfetto centrino a punto e croce. Il centrino a punto e croce è destinato a reggere un bel vassoio d'argento e a fare bella mostra di sè sopra la consolle di radica dell'ingresso di casa, mentre il lanoso giocattolo per felini verrà per forza di cose sbrindellato dall'animale domestico e forse dimenticato sotto il divano per anni. Ma ognuno ha il proprio destino, ed essere gomitolo dà comunque qualche soddisfazione. Soddisfazione diversa da quella di un centrino, ovviamente. Non tutti anelano alla stessa meta, non tutti hanno la tua stessa ambizione. Ma la tenacia con cui lotti per il tuo sogno e il tuo futuro è davvero ammirevole. Quello che stai facendo per te stessa è veramente grandioso... Ma quello che gli altri stanno facendo a te? Le persone che ti circondano e che, a quanto mi dici, rincorrono agguerriti traguarti simili al tuo, ti stanno cambiando. E non ti basterà leggere Sartre o Leopardi per "staccare la spina", per tornare a pensare normalmente, per tornare a essere la mia amica di sempre. Le persone col tempo cambiano, operano le loro scelte, bisogna sapersene fare una ragione. Ma io mi rifiuto di credere che questa che sei diventata sia la tua "versione" definitiva. La lucidità meccanica con cui fai certi ragionamenti mi sconvolge. Parli di sentimenti e di amore come si parla di equazioni e integrali. Parli della gente diversa da te con un tono che oscilla tra il disprezzo e qualche strana sfumatura di compassione. Io che di compassione, invece,ne ho sempre avuta troppa, sia per gli altri che per me stessa (per alimentare il mio continuo autocommiserarmi) ho sempre guardato stranita questa tua freddezza, in questi anni l'ho accettata come un lato del tuo carattere. Ma sentirti fare strampalati discorsi sui lavoratori che non hanno l'opportunità di fare qualcosa di creativo e che, di conseguenza, sono intrappolati e castrati dalla ripetitività del loro lavoro a tal punto da non poter più offrire niente di interessante alla fine di una giornata, beh, questo è stato un significativo campanello d'allarme. Mi hai detto di averti fraintesa, ma la cosa triste è che per quante attenuanti e sfumature possa assumere questo tuo discorso, rimarrà sempre, scusami, un discorso da mentecatti. Non so se fosse un ragionamento frutto di una estenuante giornata di studio non-stop, il che è probabile, ma se è lo studio che ti riduce così, studia di meno, cazzo. Non hai idea di quanto mi indispettisca il fatto che tu mi reputi "fuori dal mondo" perchè non conosco nome e cognome di certe soubrette coscialunga che frequentano i tuoi stessi locali o i progetti estivi di qualche miliardario. Anche il fatto che io non sia ben aggiornata sulle questioni di attualità quanto te ha svariati motivi, uno tra i tanti l'istinto di preservarmi da certi lavaggi del cervello a cui invece sei sottoposta tu. Non ho lo stomaco forte come il tuo; come ben sai, guardare il telegiornale una volta di troppo può essermi fonte di ansie inutili. Io sono fatta così, purtroppo. E' nobile il tuo interessamento alla mia istruzione in materia politica, ma non altrettanto il tuo sconcerto per la mia ignoranza sull'argomento "sorelle Lecciso, Vanessa Incontrada, Tronchetti-Provera &co.". E chissenefrega, scusa! L'ultima volta che sono stata a Milano e ci siamo addormentate con l'immagine comune del cioccolatino, credo di non averti mai amata così tanto. Negli ultimi giorni avevi una dolcezza soprannaturale per quanto ti riguarda: eri premurosa e serena, il tuo tono non era mai di rimprovero, ma disteso e carezzevole. Non sarei mai andata via. Sarei rimasta lì a mangiare risotti precotti e sushi ( Quando sono andata al mare da te, invece, ho trovato l'atmosfera parecchio cambiata e, se devo dirla tutta, non è stato un weekend all'insegna del relax. Al di là del tuo continuo tono di rimprovero a mò di mamma incazzosa, sei stata per tutto il tempo aggressiva, prepotente e sgradevole. Il tuo atteggiamento era suppergiù a mò di "questa è casa mia e si fa quello che dico io". Così non mi è rimasto nient'altro da fare che dire "sissignora" per tutto il tempo, far buon viso a cattivo gioco e poi tornare a casa per farmi fare un'iniezione di coccole dal moroso. Se fossi stata in territorio "neutro" non avrei esitato a darti una tirata d'orecchie, ma essendo ospite immaginati in che situazione spiacevole tu mi abbia messo. Per i giorni seguenti sono stata scostante e immagino che anche tu te ne sia accorta. Sarò franca: non voglio che si ripeta mai più una cosa del genere. Per due motivi. Il primo è che io non sono un antistress da poter malippare a piacimento nei momenti di tensione, sono la tua migliore amica. Il secondo è che non voglio assolutamente che tu faccia di questo atteggiamento un modus vivendi. Non voglio darti il mio benestare per questa progressiva trasformazione in un manager tutto numeri e grattacapi, dall'aspetto accigliato e col tono di voce di un generale d'armata. Nel weekend passato al mare l'unica volta che ti ho vista un minimo dolce è stata quando parlavi con Giosbendatilculo. Ma dico, scherziamo? Con uno sconosciuto con la faccia da teppa (pure spacciatore a quanto mi dici) fai tutta la carina e a me (!!!... Ora (Dio ti ringrazio!) è entrato un altro uomo nella tua vita e quando ti innamori assumi finalmente un aspetto umano. Sicuramente ci sentiremo meno frequentemente ora che hai un nuovo amore per le mani: spero che questa lettera ti rimanga comunque a testimonianza del fatto che, in qualità di migliore amica dai tempi del liceo, ti voglio bene e ti tengo (benevolmente) d'occhio, come tu fai con me. Non lasciare che le persone che ti circondano ti induriscano. Non farti sovrastare dagli impegni, non voglio più sentirti così oberata dai doveri, inquietata dalla competizione. Fatti una buona tisana calmante e una merendina al cioccolato, svaccati sul divano, fumati una paglia alla faccia mia ascoltando la musica unz unz dei tempi d'oro. Se nel frattempo ti telefona DeJiiulis dicendo che non sa come fare per l'esame di domani dato che ha ripassato i libri solo 2 volte anzichè 3, oppure Ricky avvertendoti che sicuramente nella terza domanda chiederanno la nota numero 112 a pag 200 (scritta evidentemente in cirillico e il cui grafico va al di là dell'umana comprensione) dì loro che invece tu te la stai spassando un casino alla faccia loro perchè in ogni caso il 30 arriverà nonostante i loro inutili allarmismi (in alternativa un "mabaffanculovà!" andrà benissimo!). Voglio la mia migliore amica, non una zia acida. E, per favore, non sbranarmi più gli impiegati del Poldi Pezzoli! (Quella volta mi sono spaventata... Per quanto possano essere cerebrolesi, ricordati che non sei (ancora) cannibale! Ti voglio bene Ari
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| La piccola cerva e il giovane pirata |
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Nella foresta dove abitano animali primordiali
bestie antiche e maestose, metà umane e metà fiere il gatto belga e lo scoiattolo volante cianciano di aver visto un giorno un giovane pirata che dopo aver lasciato il mare per la katana si è tramutato in mezzo-cervo per amore ed è andato a vivere nella foresta con una piccola cerbiatta. Quel mezzo-uomo mezzo mezzo-cervo sa che gli uccellini cinguettano che di notte, all'una in punto parte un treno speciale che va nel paese della nanna; così, panda, koala, e altri animali curiosi gli sussurrano come girarsi nel dormiveglia quando il treno della nanna sta per partire e lui e la sua cerva iniziano ad aver sonno nella loro radura fatta di edera e bosco. Parlando di lui col topo bianco, la cerbiatta una volta ha detto che la prima volta che ha toccato il mezzocervo ha trovato la sua mano come si trova la strada di casa. Così adesso si dice che non c'è creatura nell'antica foresta che ami di più il proprio compagno di quella piccola cerva il suo mezzuomo. |