giovedì, 23 febbraio 2006
 
21 febbraio
 
 
Al mio privilegio
 
Prendimi per mano
e camminiamo in mezzo agli alberi
dove la neve è ancora lì
dove il cielo l'ha lasciata.

E parliamo di tutte le cose
che potremmo fare
...se non ci accontentassimo
del nostro amore

Di tutte le avventure
in cui potremmo lanciarci
...se non ci sentissimo già
felici così

Di tutte le imprese
che potremmo gestire
...se non fosse già nostro
tutto quello che agli altri manca.

   Nella nostra radura,
la nebbia è una parete discreta
    e il freddo è un pretesto
per stare ancora a dormire.

   Perchè quando dormi
con il tuo privilegio di fianco
    e con la pace come compagna
il giorno può aspettare.

Perchè quando abbracci
    l'unica cosa giusta della tua vita
alla notte è permesso
    durare di più.



19 febbraio
 
 
Darcy e me
 
Ho la casa pulita.
Ho il cibo in frigo.
Sono perfettamente depilata.

La mia vita è una favola, ragazzi
Almeno fino alla prossima settimana

A Darcy:

Perché privarmi di  lui?
Perché simulare indifferenza?

Lo rivoglio nella mia vita.

C'è chi mi ha detto che questa sfida dovrei viverla.
Ma io so di partire sconfitta in partenza.

Perché evitarlo?
Perché fingere distacco?

Tanto varrebbe ammettere che quest'uomo mi ha sconfitta, tornare da lui e piagnucolare su una sua scarpa.

No, non mi do per vinta.
Tornerà.
Tornerà.
Tornerà?

Inutile sgolarsi  per un rapporto così tribolato e scomodo.
Lui ha un caratteraccio e la nostra amicizia mi costa fatica.

Eppure passo il tempo a creare pretesti perchè lui mi dia il minimo accenno di una fuoriuscita di emozione.

Darcy: I'm taking pride in telling you to fuck off and die!
Prendiamo la tipica decisione alla Bridget Jones: diamogli un tempo limite.

Se non torna entro il tal giorno non troverà più spazio nella mia vita.

E' iniziato il conto alla rovescia.

Sì, mi ha messa in ginocchio.

Eccovi Mr.Darcy:
 



12 febbraio
 
 
Having a Blast (quer pasticciaccio brutto ma sensato di Dookie)
 
I don't know you
But I think I hate you
You're the reason for my misery
Strange how you've become
 my biggest enemy
And I've never even seen your face

My anger dwells inside of me
I'm taking it all out on you
and all the shit you put me through:

So why are you alone?
Wasting your time
When you could be with me
Wasting your time

You're just... a fuck,
I can't explain it 'cause I think you suck.
I'm taking pride
in telling you to fuck off and die.

Will you pop up again
And be my "special friend" 'till the end?
And when will that be?

I am one of those
Melodramatic fools
Neurotic to the bone
No doubt about it

I'm a waste like you
With nothing else to do
May I waste your time too?

...

I better tell him that I love him
Before he does it all over again
Oh god, he's killing me!!!



11 febbraio
 
 
La pantera famelica e me
 

Ciao, mio nuovo amico telematico, questo post è dedicato a te.

Volevo darti il buongiorno, nonostante quando il buongiorno venga dato da uno zombie non lo si possa definire un buon presagio per la giornata.

Ma tanto la giornata è tua, quindi chissenefrega.
Al massimo ti entrerà uno sciatore in casa dalla finestra, voglio dire.
...

Ho sonno:

sono 3 o 4 notti che dormo la metà di quello che mi servirebbe
 e la fine non è lontana se continuo su questa via.

Orbene, sappi che ieri mi sono lanciata nello shopping estremo: una ventata di inaspettata femminilità si è imposessata di me e mi ha costretta a comprare una borsa, una decina di oggetti con cui acconciarmi i capelli (per il valore commerciale di 30 euro) e 6, dico 6, lucidalabbra luccicosi.

Credo che non avrò mai più uno slancio così palesemente rosa per i prossimi sei mesi e volevo rendertene partecipe.

Sì, se ti stai chiedendo come sia possibile spendere 30 euro in mollette da capelli, chiedi pure a me: avrai un dettagliato resoconto impreziosito dalla certificazione di idispensabilità dei suddetti oggetti nella mia vita.

...

Preciousss:
stamattina ho più occhiaie che tette.

Il che sbilancia la mia solita classifica, perchè di solito le occhiaie hanno il buongusto di starsene chete al secondo posto.

La mia vita, come vedi, prosegue al meglio:
quello scontento trascinarsi delle ore intervallato da momenti di depressione nera, stadio perenne in cui ho gestito la mia più recente esistenza, ha lasciato il suo posto a questo "essere felici di stare al mondo" a cui sono poco incline per carattere, ma a cui spero di fare l'abitudine al più presto in quanto buono da masticare.

Oggi più che mai mi rendo conto di quanto sia importante circondarsi di persone che girano in bicicletta ascoltando la musica e aprendo le ali, pardon, le braccia di tanto in tanto per abbracciare il mondo e sentirsi liberi.

Questa tua serenità è contagiosa e io sono proprio soddisfatta di dichiararmene affetta.

Ovvio che la mia quasi-felicità attuale non è solo merito tuo, ma di una fortunosa concomitanza di lieti eventi, eccezionale e propizia posizione astrale/ovarica, effimera come un fiammifero ad illuminare l'immensità, e per questo motivo ancor più apprezzabile.

Ad ogni modo, grazie di farne parte.

Girano per il mio palazzo gli operai addetti a sistemare certi malconci particolari della nuova palazzina in cui abito e apprendo ora, con maligna ilarità, che il vicino di pianerottolo è rimasto chiuso dentro casa chissà come e che tutte le forze sono dispiegate per liberarlo dalla sua casalinga prigionia.

Ogni tanto si sente una voce assicurarsi del suo benestare: "Tutto bene, signore???" ( manco dentro casa con lui fosse rinchiusa anche una pantera famelica), oppure qualche suggerimento: "Provi a svitareeee!!".

Probabilmente lo liberemo tra qualche mese e nel frattempo, per sfamarlo, gli lanceremo uova (marce) dalla finestra, il suo salotto si riempirà di prataioli e la pantera famelica affermerà con saccenza di chiamarsi Franco.

Ma per allora io sarò già morta di sonno, quindi, al diavolo!




The Libertine
 
Il film dell'anno, signori, è già uscito a febbraio.

Provocatorio, irriverente, tagliente, patetico, intenso.

Una volgarità disarmante che prende forma in un contesto raffinato.

Una ricchezza di contenuti che si dimena nel grottesco che le fa da contorno.

"The Libertine" è come un viscido rospo bubboso che,
servito su un piatto di portata d'argento massiccio
tutto abbellito da carotine sapientemente intarsiate,
se ne sta placidamente fermo a far contemplare la sua bruttezza agli astanti.

E' come un'ostrica consumata nel pisciatoio più putrido della stazione della vostra città.

Io
(che mi aspettavo le solite vicende del solito Casanova in un contesto leggermente più erotico)
ho avuto il benservito.

I dialoghi sono TEATRALI.
Per chi non gradisce il genere non credo ci sia scampo: non lo capirà.

La Londra della metà del 600, con le sue strade senza il selciato, piene di fango e miseria, sono impeccabilmente dipinte;

la colonna sonora si sente sul finale, quando le lacrime già ti scorrono calde sul volto, mentre piangi la fine dell'uomo che ebbe la compiacenza di consacrarsi a sè stesso senza fare complimenti, che più di ogni altro bramò la disfatta, la decadenza e il marciume... ma che più di tutti amò la vita senza essere corrisposto.

Johnny Depp, al solito, non delude, interpretando al meglio il conte di Rochester, poeta satirico dell'Inghilterra di Carlo II, protagonista e mattatore di questo spettacolo fuori dagli schemi.

La passione del conte per se stesso e per il teatro degenerano (o fioriscono) nella rovinosa attrazione per un'attrice emergente: un'unione che ha del sublime e dallo squisito sapore dell'amore quasi incestuoso tra allieva e maestro.

Sono rimasta folgorata da questo film
(nel caso non si fosse capito):
meritava una recensione
alle 5 del mattino!
 



09 febbraio
 
 
Notturno, litigata in re minore
 
Non che mi aspettassi chissà cosa da te,
non che sperassi in qualcosa dal gusto dolce:
dopo quello che è, ma che, soprattutto, non è stato,
ci siamo insegnati a non chiederci affetto
e
ci siamo messi da parte a vicenda,
tu in un modo, io in un altro,
rimanendo entrambi insoddisfatti.

Probabilmente potevamo darci di più.
Oppure ci siamo già dati troppo.

Per certi versi siamo stati una bella coppia:
eri la persona giusta al momento giusto
e ciò che c'era di sbagliato ero io,
come sempre, io.

Sono comunque lontana dal porgerti delle scuse
perchè ti ho amato sinceramente
e quasi nulla, quando ci penso, è cambiato.

Non c'è dolore che ti abbia procurato
che non si sia poi ritorto su di me
e se ti sembra una frase di comodo
puoi anche andare a quel paese.

Non siamo più capaci
di ridere come un tempo
e di gestirci non siamo mai stati capaci.
Tu ora dormi e io scrivo,
tu ora dormi e io scrivo.

Ho riletto l'offesa
e ho trovato il mio dolore
troppo grande per quelle parole.
Parole comunque da vero cafone.

Abbiamo perso qualcosa;
tu per primo nei mei
e io ora nei tuoi confronti.

Mi rimane una brutta sensazione,
ma non verrò a piangere sulla tua spalla.

Domani nessuno saprà che ho litigato con te,
non riferirò a nessuno cosa mi hai detto poco fa
e nessuno saprà da me per chi sono queste righe.

Io rendo tutto pubblico, ma rimane comunque solo per noi.

Mi domando se scrivendo qui leggerai in mattinata
come quando avevamo da dirci cose migliori.

Non voglio stare ad aspettare un tuo gesto.
Non voglio essere più chiara di così.

Forse davvero io non ti merito
e tu non meriti me.

Un altro brutto ricordo annotato sul mio diario.



06 febbraio
 
 
Io sono una bambina cattiva
 
Mi sento di disattendere subito le aspettative di chi spera di trovare qualche dettagliato resoconto delle mie peripezie sessuali: si tratta come sempre di un post dalle tematiche personali e insulse, magari anche farcito di parolacce come mio solito perchè quando scrivo mi piace pure essere scurrile, quindi sciò, pussate via.

Sì, io sono un bambina cattiva.
Voglio male alla gente.
Eppure una volta ero tanto buona e credevo che qualcuno avrebbe salvato il mondo;
che so, Brandon Lee, i cavalieri dello zodiaco... qualcuno.

Fino ai 12 anni ho creduto che quel qualcuno potessi addirittura essere io (come qualunque dodicenne maschio che si rispetti.
Un momento...
Ho detto "maschio"?),
poi ho realizzato che la mia statura di lì in poi sarebbe rimasta invariata e che un supereroe non può certo essere alto un metro e una banana
(per giunta se la banana in questione è appoggiata secondo legge fisica e non in verticale).

Così, per non scontentare il pubblico che vuole eroi alti e belli, mi sono ritirata dalla candidatura come aspirante salvatore del mondo.
"Pazienza", mi sono detta, "diventerò ingegnere aerospaziale oppure farò la proletaria".
Mi sa tanto che avessi le idee un pò confuse, ma vabbè.

Insomma, una volta ero tanto buona e ora sono tanto cattiva.
Tra i due estremi c'è stata qualche annata infernale, parecchie delusioni e sporadici buchi nell'acqua.
I ragni, poi, non sono mai stata capace di tirarli fuori dal loro proverbiale buco;
e non perchè mi facciano schifo, ma perchè sono sempre riuscita a schiacciarli prima che ci entrassero, i bastardi ottopodi.

Dicono che i ragni portino fortuna: ora mi spiego molte cose.
E comunque, se ve lo state domandando, no, non sono una vera femmina: io i ragni li schiaccio, non sto a contemplarli atterrita producendo versetti orgasmici "Ahhh... No... Ti prego... Toglilo di lihìììì....".

Non ho pietà di chi si fa indurire dalla vita e dalle avversità: credo che mantenere la propria dolcezza e bontà sia un compito di importanza primaria non solo per vivere bene, ma anche per essere moralmente integri.
Eppure.
Da due mesi a questa parte tirerei delle vangate nei denti a chiunque mi passi sotto mano.

Mi passerà?
Tornerò ad essere buona e dolce?
Sfido, io: non ne posso più di essere donna.
Tettuta per di più.
Ho la casa invasa da reggiseni e non posso dormire a pancia in giù dall'età di 13 anni.
Già questo dovrebbe muovervi a compassione e farvi aprire una raccolta fondi per farmi ridurre il seno.
E, già che ci siete, mettete qualcosa da parte anche per la depilazione definitiva.

Eels- Elizabeth on the bathroom floor

Laying on the bathroom floor
Kitty licks my cheek once more
And I...
I could try...
But waking up is harder when you wanna die

Walter's on the telephone
Tell him I am not at home
'cause I...
think that I...
am going to a place where I am always high

My name's Elizabeth
My life is shit and piss

E aggiungerei: allegria!!!



05 febbraio
 
 
La citazione orfana (si vincono ricchi premi)
 
Coraggio:
acqua fresca per la faccia,
coda di cavallo per i capelli,
matita nera per gli occhi.

Grinta:
libro dell'università,
libro del comodino,
libro che vuoi e non vuoi leggere.

Combattività:
agenda degli appuntamenti,
agenda delle cose da comprare,
agenda delle cose comprate.

Forza:
pillola bianca per dormire,
pillola gialla per il mal di gola,
pillola blu per la flora intestinale.

Che tanto la gente è fatta così.
Oggi è perfida, domani nuovamente amabile.

Che tanto gli amici sono fatti così.
Oggi non ci sono, ma domani tornano.

Che tanto la vita è fatta così.
Oggi una merda, domani una cuccagna.

Che tanto tu sei fatta così.
Oggi triste, domani felice.

Suppergiù, nonostante tutto, in quanto, non so.
Però, benchè, approssimativamente, sì, è così.
Eppure, quando mai, tanto più, effettivamente.
Certo che sì, tuttalpiù, d'altronde, per giunta.

Più o meno è come ho appena detto.
Ma qui lo dico e qui lo nego.
Che poi non bisogna prendere tutto alla lettera.
E in fondo tutto è relativo.

Non esistono più le mezze stagioni.
La sera è meglio rimanere leggeri.
Ai ragazzi di oggi mancano i valori.
Il nuoto è uno sport completo.

So che a questo punto devo dire qualcosa di sensato
e possibilmente significativo
ma visto che non mi sento di accollarmi una tale responsabilità
la delego all'autore di questa frase
imparata (forse) a memoria diversi anni fa
e che recitava più o meno così :

(rullo di tamburi)

*rull rull*

Se cercando una mano nel buio troverai invece un culo,
interrogati sulla ricchezza e sul significato del buio.


...
(momento di raccoglimento)
...

Semplicemente geniale.

Non ricordo chi fosse l'autore: ho cercato disperatamente su gurg-le ma non ho trovato risposta.
Se qualcuno conosce il nome di siffatto genio mi contatti.
Se a reperire quel nome sarà un uomo, il fortunato in questione riceverà in cambio un fazzolettino profumato.
Sì, come si usava nel medioevo, romantico, no?
Però usato.
E di carta, ovviamente
(infatti il profumo di cui è intriso altro non è che la fragranza balsamica per dare sollievo ai nasi pieni di muco).
Se, invece, a suggerirmi il nome sarà una donzella, le cederò il mio smalto peggiore.
Insomma, cerco di allettarvi con dei premi che farebbero impazzire qualsiasi pazzo feticista che si rispetti, non deludetemi.



04 febbraio
 
 
My preciousss e la mia protoscimmia
 
Il fatto che tu legga queste righe dipende come sempre dal caso.

Dici di essere un'anima intera,
e io voglio crederti,
nonostante si perda sempre un pò di anima crescendo, quando si soffre o ci si innamora.
E almeno una di queste tre cose devi averla fatta, dato che hai circa 25 anni.

Mi dici di non avere paure, e io non posso crederti, perchè nell'uomo la paura è endemica:
quando si è bambini si è più coraggiosi, ma solo perchè non si conoscono ancora le proprie debolezze e i propri intimi timori o perchè ancora non si sono formate le ossessioni che ci segneranno a vita;
tutti le abbiamo e chi lo nega non solo è ipocrita, ma anche parecchio ridicolo (non sto parlando per te che mi hai solo gettato una frase a metà su cui ora sto ricamando il mio poema serale, ma per certi visitatori di questo blog che so per certo convinti di essere psicologicamente inattaccabili e immuni da qualsiasi tipo di paranoia: razza tristissima e spregevole).
La paura è una malattia congenita che salta fuori col passare del tempo.
Come la vita, ha detto qualcuno.

"Io non ho paura", come ci insegna il nostro amico Ammaniti, è una frase da bambini.
E in un certo senso il fatto che tu ne sia in parte convinto mi scatena una tenerezza imbarazzante nei tuoi confronti.
Non per istinto materno, non per interesse: tenerezza involontaria nei confronti di chi ha preservato un'innocenza che io ho perduto.
E vorrei tanto fare a meno di darmi queste arie da donna vissuta, ma fingerei spacciandomi per pura, romantica e forte.

La disillusione è una brutta bestia, credi a me, soprattutto quando ti investe in maniera improvvisa e repentina.
Legato alla mitica roccia, è come un'aquila che ti mangia il fegato destinato a ricrescerti per sfamarla.

Dici che siamo bestie atte alla riproduzione.
Che Dio e l'amore sono dei nostri bisogni.
Nietzsche piaceva anche a te, dunque.
Condividi anche la sua teoria del superuomo, forse, dato che ti credi "senza paure".
Parole grosse, mh?

Nietzsche parlava di volontà di potenza, della parte divina dell'uomo.
Tu di che parli?
Cosa metti al posto di questa?
Perchè se non ci metti nulla... ah... diverrai un demone nichilista anche tu,
e ciò è cacca.

Insomma, facciamo la nostra ipotesi più cruda:
siamo poco più che bestie, quello che ci guida è l'istinto, ma tutti cerchiamo di dissimularlo ( bestie a parte, stiamo tirando in ballo Pareto e la sua teoria delle derivazioni; mazza come siamo filosofici oggi...) inventandoci scuse, teorie e cazzate varie.

Ok.
Ammettiamo che sia effettivamente così.
L'amicizia cos'è?

Certo.
Anche io ho una teoria riguardante l'amicizia tra uomo e donna.
Ovvero che questa possa sussistere solo dopo che i due si sono conosciuti nel senso biblico del termine (prima dell'atto sessuale si parla di amore non corrisposto da una delle due parti).
E' cosa più unica che rara, ma se non altro, io, nella mia bislacca teoria di "vita, arachidi tostate e affini", contemplo la sua esistenza. 

E che cos'è il sacrificio estremo?
Il donare la vita all'altro perchè lo si ama?
O il suicidio per amore?

Tu mi dici che si tratta di dipendenza.
Insomma, che diamine, anche in natura certe bestiole muoiono per amore: prendi ad esempio i pappagallini inseparabili: se muore uno, dopo poco muore anche il compagno.
Sono dei pappagallini malati?
Mentalmente perversi?
Oh, insomma, non mi venire a dire che i pappagallini sono "dipendenti", eh.

Insomma, arriviamo al punto.
Se tutto è in funzione della riproduzione e dell'istinto
Se Dio e l'amore sono nati entrambi dalle nostre debolezze
non solo mi viene da chiedere checcazzo rimanga all'umanità
ma mi domando come mai il mondo non si sia ancora trasformato in una grande arena dove tutti si accoppiano con tutti.
Insomma, secondo il tuo punto di vista la nostra intesa sarebbe una pura questione ormonale.
E gli ormoni fanno pure puzzare, lo sai?

Insomma, io odio i romantici, ma cazzo, dove sono finiti i buoni sentimenti, la generosità, la voglia *casta* di stare insieme, i gesti che rendono l'uomo un essere pieno di dignità e di anima?

Insomma, un pò cinici va bene, ma nichilisti no.
Friedrich non ce lo perdonerebbe.

Il fatto che tu ti creda "senza paure"
mi fa diffidare di te
soprattutto perchè i cinici conoscono fin troppo bene i loro limiti e le loro paure: per questo le estendono al mondo.
Quindi o sei un finto cinico
o sei un finto coraggioso.
Cinico & coraggioso è un sillogismo sbagliato.

Tu, poi, complichi l'equazione dicendo di essere pure felice.
Perdono: non conosco cinici felici.
Conosco solo cinici felici & imbecilli, ma a te manca il terzo aggettivo.
Il che ti rende ancora più sospetto, se permetti.

Insomma, ti sei presentato con tutto un pout pourrì di termini in contraddizione;
e io non ti conosco abbastanza da capire quali siano quelli veri, quelli di cui sei convinto e quelli falsi.

Io mi mantengo, come dici tu, diplomatica.
E non devi certo aspettare il mio giudizio, voglio dire, ci mancherebbe altro.
Hai capito che sto cercando di capirti e questo mi fa piacere: pochissimi si accorgono di quando mi trattengo o mi mantengo diplomatica perchè non mi sono ancora fatta un'idea precisa.

Aspetto in ogni caso le famose pillole di saggezza cinica per vivere meglio.
Magari aiutano, e io mi sono scocciata della tachipirina.

Oggi, parlando con te, mi sono resa conto di essere diventata talmente forte (a forza di pugni nei denti) che posso benissimo spogliarmi di chi mi fa del male.
Si, prima non ne ero capace.

Oggi  mi sono ritrovata a meditare sulla presenza nella mia vita di certi individui.
Non intelligenti, non dolci, non buoni.
Simpatici, forse: ma maldestri, insensibili, parecchio dispettosi e, a volte, proprio cattivi.

Rimasugli di legami passati, amicizie che tenevo lì, a far da contorno, fino a quando non hanno fatto l'ennesimo passo falso.
L'ennesimo ficcare il naso negli affari degli altri, il solito sparlottare dei cazzi altrui alle altrui spalle.
L'ennesima dimostrazione di quanto ancora non abbiano imparato a stare al mondo.

Mi sono chiesta quanto contino nella mia vita attuale questi individui e, con un respiro di sollievo, mi sono risposta "meno di zero".
Ora, non per forza cercherò la lite, ma sarebbe meglio per loro non provocarmi più: sono risoluta nel rispondere loro per le rime, nel rivoltarmi come una serpe se stuzzicata e, soprattutto, nel non nascondere più che, ancora una volta, mi hanno delusa e disgustata.

Non per ipocrisia, non per vigliaccheria, nè per privacy, ma non farò nomi.
Perchè da oggi i loro nomi valgono ancora meno nella mia vita e questo è il migliore biglietto d'addio: la mia indifferenza con una spruzzatina acida di disprezzo.

Ricordati - tu sai chi sei- che hai avuto il mio amore, ma mai la mia stima, per quanto questa cosa ti bruci da morire.
Ricordati che mai avrai la mia ammirazione.
Ricordati che il tuo sentimento di inferiorità nei miei confronti e la tua insicurezza sono mal celate e che tutto questo atteggiarsi non ne è che la prova.
Ricordati che non ti sei meritato NULLA di quello che hai avuto, sia da me che dalla vita in generale, e che se tu fossi il personaggio di un fumetto "i buoni" ti avrebbero già sconfitto da un pezzo.
E soprattutto ricordati che mi hai VERAMENTE rotto le palle.
Mi hai talmente infastidita che fingerò di nulla, perchè non ti spetta nemmeno il diritto di una qualche spiegazione.
Sei solo un parassita che vive sulle spalle di chi ti vuole bene senza dare nulla in cambio.
Io che fino adesso non ho mai rinnegato il mio amore per nessuno, anche per chi mi ha fatto soffrire, ti dico che se potessi tornare indietro ti escluderei di certo dalla mia vita.
Dopo tante carognate ben più gravi è una cazzata quella che fa traboccare il mio vaso.
E stai attento che non ti cada in testa, perchè è stracolmo di acido.

Bah, mi fai quasi senso, e queste sono le mie ultime parole.
Se rientrerai nella mia vita sarà perchè sarai riuscito a renderti di nuovo amabile e avere un pseudo-amico è sempre meglio che avere uno pseudo-nemico, ma questo non cambia il mio giudizio su di te, che rimarrà sempre pessimo.
Sarai sempre una persona mediocre, ricordalo.
Spero che in un qualche modo tu legga queste righe e ti venga il sacrosanto dubbio che parlino proprio di te.
Ma, d'altra parte, sei talmente stupido da preservarti pure dai ragionevoli dubbi.
Ah, quanto è ingiusta la vita.

Non ti rendi conto della tua fortuna...
Sei talmente stupido che non ti accorgerai mai di esserlo!

E sei talmente mediocre da impedirmi di odiarti davvero.
Dico queste cose per sfogarmi... In fondo non si può voler male a un essere inferiore.
Chi si prenderebbe la briga di ODIARE (parola grossa, eh) una specie di protoscimmia quale sei tu?
Da un lato non ti sopporto, ma in fondo mi fai pena.

Sì, se lo state pensando, sono acida come uno yogurt lasciato aperto al sole per 3 giorni e forse più.
Insomma, checcazzo, non guardatemi così, se mi agito così tanto avrò i miei motivi, no?!
, si merita tanto astio.
No, non vale la pena mi roda così il fegato.

Tanto non sono capace di odiare davvero, io.
Tutto fumo e niente arrosto, sono.
Fanculo.

Non farei male a una mosca, il che è veramente mortificante.
Pensate... se avessi potuto controbattere a qualche sua cattiveria magari oggi la nostra sarebbe un'amicizia equilibrata.
Non è possibile prenderselo sempre nel sedere nella vita.
Ma porca paletta porca.
postato da: Jiianna alle ore 21:02 | Permalink | commenti
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giovedì, 23 febbraio 2006
 
03 febbraio
 
 
Il cinema, Pegasus, l'apocalisse e me
 
Mi sono ammalata di nuovo e di nuovo ho le palle girate.
Consumo tachipirina come se fosse chewing gum, guardo con disagio i libri che dovrei studiare,logorata dalla consapevolezza che, se volessi, potrei comunque dargli una letta, ma ferma sul sacrosanto principio che da malati si sta a letto, si cazzeggia e basta.

Mi sono pure sbucate delle vescichette di origine indubbiamente psicosomatica sulle dita e mi domando se esista un qualche esserino più irragionevolmente scalcagnato di me su questo pianeta.

In compenso, a farmi compagnia da due giorni a questa parte ho un retroproiettore sony di 50 pollici... ovvero talmente grande da poterlo guardare da letto non solo con le lenti a contatto, ma addirittura con gli occhiali (per natura meno potenti delle lenti).

Quando sistemeremo l'home theatre avremo un piccolo cinema casalingo e, solo a pensarci, vedo già qualche piccola vescica psicosomatica ritirarsi dalle mie dita: dicono che i soldi non facciano la felicità, il che è sicuramente è vero, però, perdonate il cinismo, quanto aiutano!
La malattia è indubbiamente più sopportabile ora che, al posto di un tv catodico modello francobollo, ho uno schermo gigante: quindi i soldi non daranno la felicità, ma se non altro fanno bene alla salute .

La mia intenzione è quella di avere la videoteca pirata più fornita della città: e quando dico "pirata" intendo sul modello di Barbanera, non di certo di quei malandrini che scaricano illegalmente da internet.
No, Io non ruberei mai una borsa.
Non ruberei mai un cellulare
e, quindi, per logica conseguenza (?), non mi azzarderei mai a scaricare un film.

Noh, io sono una brava persona: non faccio furti.
Io i furti li subisco.
E precisamente subisco un furto ogni volta che pago venti euro per un dvd costato circa 0,50 a chi lo ha prodotto.

Ma parliamo pure di quella campagna pubblicitaria contro l'acquisto o l'utilizzo di materiale pirata: la musica che hanno messo di sottofondo, che sulle prime trovavo fastidiosa, ora mi risulta particolarmente eccitante...
Eggià: provate per una volta a voltarvi e a guardare gli spettatori alle vostre spalle: guardate quanti di loro, come voi, sogghignano e battono a tempo i piedi... 
Quando vi accorgerete di quanto dilaghi l'amarezza e la disapprovazione per chi commette tale infimo reato, ogni dubbio in materia, se ancora ne avete, vi verrà sciolto.

Complimenti vivissimi a chi ha promosso e ideato questa campagna pubblicitaria: anzichè far sentire in colpa chi scarica materiale pirata, questo video ha sortito il ridicolo effetto di convincere chi ancora non lo faceva a farlo al più presto.

Siete riusciti a fare di quella che poteva essere una scelta di comodo, momentanea e nemmeno tanto ragionata, un vero e proprio credo.
Avete promosso e fatto maturare la "coscienza di classe" di "quelli che scaricano": una folla amorfa che prima forse nemmeno si rendeva conto di quel che faceva e di quanti altri lo facessero ha trovato ora il proprio contesto e, se proprio vogliamo dirla tutta, la vostra musichetta tamarra è diventata il suo inno ufficiale.

C'è chi ha detto che finchè non si parla di una realtà questa nemmeno esista: in quest'ottica fare un video tamarro come il succitato è stato proprio un colpo da maestri dell'imbecillità.
Perchè ora se ne parla.
Oh, se se ne parla!

Apprezzo invece l'altra campagna che dice che "al cinema è l'emozione che conta": non solo è ben fatta, ma le ragioni che riporta sono per metà valide.
Al cinema bisogna andarci, ragazzi, nonostante sia diventato un salasso: per sostenere l'industria cinematografica, per il rito della poltrona e dei pop-corn, per la qualità audio-video.

Io consiglio un'accurata cernita dei film da vedere: probabili capolavori, film promettenti o con effetti speciali sono da vedersi al cinema.
Per le commediole di dubbio spessore e per i film che poco ci convincono, invece, chiedete pure a Barbanera, e senza rimorsi.

Insomma, non diamoci al pirataggio selvaggio solo perchè la musichetta tamarra ci fa venire voglia e perchè quei figli di buonadonna ci speculano sopra con la stessa gioia con cui dei grassi porci sguazzano nel loro pantano putrescente.
Tratteniamoci.
Siamo dei signori, noi.
E andare al cinema è soprattutto un piacere nostro.

Non mi sento proprio in grado di criticare la pirateria, ma ancor meno di sostenere il boicottaggio del cinema.
Se lo meriterebbero, ma no, non facciamolo ancora.

Sono andata da poco a vedere I segreti della montagna dal culo rotto.
Decisamente un buon film, anche se dalle recensioni mi aspettavo cose mirabolanti.
Particolarmente invitante il bambino di Donnie Darko e di The Day After Tomorrow, tale Jake Gyllenhaal; peccato gli abbiano affiancato quel bietolone del protagonista di Il destino di un cavaliere (film di serie c proposto da mediaset almeno 2 volte all'anno) che io trovo seduttivo come un gambo di sedano ed espressivo come una patata al selenio, ma immagino che un Jude Law sarebbe costato troppo.
Peccato.
Noi donne avremmo passato momenti indimenticabili, ma vabbè.

Anche The New World  è stata una buona visione: la spettacolarità della fotografia ti rende gradevole anche 2 ore e mezza di monologhi interiori.

Tra l'altro, a causa di un malinteso sugli orari e data una serie di malaugurate coincidenze,  mio padre, Dario ed io siamo riusciti a imbucarci nel cinema prima della fine dello spettacolo precedente e quando mio padre si è accorto per primo che stavamo assistendo alla fine del film anzichè al suo inizio è sbottato ad alta voce durante la proiezione urlando: "Ma questa è la fine... E' LA FIIINEEEEEE!!!!"e lo ha fatto con un tono talmente grave e drammatico che sembrava l'annuncio dell'apocalisse pronunciato da un cantante black metal.

Io sono sprofondata nella mia poltroncina coprendomi il viso con il cappuccio dellla giacca: per Dario, invece, che è alto più di un metro e novanta, è stato più difficile mimetizzarsi, ma non discuto che abbia fatto del suo meglio per sfuggire agli sguardi tra l'atterrito e il curioso degli spettatori circostanti.

Alla fine mio padre si è quietato, concorde sul fatto che spoilerare la fine della vicenda di Pokahontas era come spoilerare il finale di Biancaneve.

Oh, povera me.
Che avventure.

Ora invece sto pensando di comparmi la segreteria telefonica con la voce di Ivo de Palma, ovvero il doppiatore di Pegasus.
Costa una cifra proibitiva e perciò temo non se ne farà nulla, però pensate che bello: "Questa è la segreteria telefonica di Arianna, attualmente impegnata a raggiungere il settimo senso. Se volete, potete lasciare un messaggio dopo il fulmine di Pegasus: FULMINE DI PEGASUS!!!!"

Non resisto.
Andrò in rovina, ma me la comprerò prima o poi.
 
 
postato da: Jiianna alle ore 20:55 | Permalink | commenti
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giovedì, 23 febbraio 2006
 
31 gennaio
 
 
Io, mezza anima
 
Mi piacerebbe non avere radici
per viaggiare continuamente

e mi piacerebe non avere c u o r e
così non mi legherei a nessun luogo, a nessuna montagna, a nessun albero, a nessuno.

Mi piacerebbe non avere paura
per ritrovare il piacere di stare sola:

da quando ho conosciuto lui
non conosco più la solitudine
e ho iniziato a temerla.

E se un giorno dovessi fare la spesa solo per me stessa?
Una bistecca, una mela, un budino.
E se una notte il mio letto non avesse nemmeno un angolo caldo?
Ti giri e ti allunghi ma non trovi calore (...)

Passo troppo tempo a pensare
che prima o poi lo perderò
e mi toccherà sopportare, superare e ricominciare.
Perchè la vita è fatta così:
per due anni di amore
ne seguono 4 di sofferenze.

Hanno fatto bene i loro calcoli
gli uomini freddi ed egoisti
quelli che pensano solo alla loro vita
e vivono alla giornata, discretamente,
con o senza compagnia:
che, certo, è meglio con,
ma senza non se ne muore

persone che disprezzo profondamente
ma che considero comunque più furbe di me.

Hanno imparato quelli
che non si interrogano sul domani
che non lo aspettano
che non lo sentono nemmeno arrivare!,

quelli che non distinguono il domani dall'oggi
per cui il tempo, come diceva De Andrè, è un signore distratto, è un bambino che dorme.

Ma se mi sento completa
solo quando amo
sono io
un essere storpio?

Se c'è chi nasce senza un arto
e chi senza la vista
chi ci dice
che non si possa nascere solo con mezza anima?

Non sono così sicura
di avere un'anima tutta per me.

Forse, se avessi un'anima intera, mi basterei.
Non andrei a cercare qualcuno che mi somigli.
Non andrei a cercare
un donatore di anima
con il gruppo compatibile al mio.
Qualcuno che mi possa tenere in vita
donandomi un pò di sè
quando mi sento spegnere.

Non che un'anima intera
non abbia bisogno di amare
ma forse ama
di un amore meno disperato.
Forse un'anima intera
può amare qualcosa di diverso da sè
e non per forza qualcosa di compatibile.

Forse un'anima intera
può essere libera di amare
e non ama per sopravvivere.

Io amo per sopravvivere.
Che vergogna.
E non capisco se lo amo perchè ho bisogno di lui o se ho bisogno di lui perchè lo amo.
I sentimenti hanno sempre i confini incerti.

Di certo vorrei avere un'anima intera
per amarlo come farebbe un'anima intera
e non come un mezzo essere
quale sono io
che da un lato piange la sua metà mancante
e dall'altro gli si stringe forte addosso per paura di soccombere.

E perchè quando ero più piccola
ce l'avevo tutta la mia anima
e ora ne ho solo mezza?

Chi si è mangiato la mia anima?

Chi mi ha mangiato mezza anima
si ritrova ora un'anima e mezza
o a suo tempo mangiò la mia metà
per necessità?

E se siamo tutti dei mangia-anime per necessità
gli sto forse mangiando dei pezzetti di anima anche io?

Per questo mi sento in colpa?
Per questo nutrirmi di lui?

Vorrei non sentirmi in colpa
vorrei non sentirmi incompleta
vorrei poterlo amare come lui ama me.
Vorrei non tenerlo legato
vorrei non sentirlo così sprecato
costringendolo a me.

E lui invece si sente libero,
felice di sprecare la sua anima come gli pare.
Sarà consapevole?
O se ne accorgerà quando ne avrà solo mezza?

Una mezza anima
fa del male
ad amare un'anima intera?

Vorrei amarlo come lui ama me
ma capisco che se avessi anche io un'anima intera
non sarebbe la stessa -meravigliosa- cosa:
sarebbe invece un tranquillo starsi vicino
troppo sereno per poter essere chiamato amore.

Alla fine capisco l'origine del mio essere preoccupata:
sono nella scomoda posizione
di non essergli mai grata abbastanza.


28 gennaio
 
 
La mia amica terrorista
 
Un giorno hai imparato a memoria la mia canzone e io la tua.
Abbiamo visto la morte insieme, su i colli, in una notte d'estate.
Abbiamo cantato "L'Andrecca" per fare scalpore su di un autobus.
Siamo andate alla mostra di Andrea Pazienza e abbiamo pagato il biglietto d'ingresso con monetine da 50 lire.
Io ho imparato a memoria "Bella" e "Funkytarro" per farti contenta e condividere le tue esaltazioni musicali.

Una notte abbiamo dormito in 4 in camera mia, due di noi erano clandestini e uno ha pure pisciato nel mio cestino da scrivania.
Al mio "Buongiorno, amore!" fu di risposta un "Buongiorno sto cazzo! Voglio dormire ancora!".
Al tuo "Buongiorno, amore!" seguì un altrettanto amabile "Sta zitta, imbecille".

Per quanto un pò troppo colorite, quelle risposte siglarono l'inizio di un periodo in cui eravamo entrambe innamorate e felici di vivere insieme quell'esperienza.
(A posteriori mi domando: e come non innamorarsi di siffatti galantuomini dallo squisito eloquio e cortesi maniere?)

Quella sera stessa mi hai proposto di regalarti la mia chitarra e di appendere al posto di quella un ombrello (si capisce, per non dare dispiacere a mio padre che si era dato pena di mettere il gancio alla parete).

Mi hai anche accusata di averti rovinato di proposito un San.Valentino attirando le attenzioni del tuo lui... Anche se già sapevi che ho sempre trovato i tuoi ragazzi irrimediabilmente brutti e nonostante fossi stata proprio tu a implorarmi previamente in ogni lingua a te conosciuta perchè fungessi da candela al vostro romantico incontro (per giunta, mai capito il perchè, ma a 14 anni che vuoi mai...).

Mi hai dedicato una canzone di Carboni: "Virtuale"...  Perchè facevo troppi disegnini e avrei voluto trasformarti in un fumetto.

Mi hai riassunto "Il codice Da Vinci", tutti i diari di Bridget Jones e l'intera catena "I love shopping"  (a New York, in bianco, con mia sorella e quant'altro).
Ascolti pure Vasco e nonostante ciò rimani una delle persone che stimo di più.
Come ho potuto amare una fan di Vasco, peraltro avida lettrice delle più grandi puttanate mai state scritte, non me lo spiego ancora.

E invece sì che me lo spiego, perchè ti amo fin dalla prima volta che il nostro sguardo complice si è incrociato proprio sopra il marsupio rosa di Zuccheri, il primo giorno di liceo.
Un bel dire che Marco è stato il mio primo amore.
Baggianate.
Noi due lo sappiamo che il mio primo amore sei stata tu.

Quando si cresce, si lavora, si sta distanti
ci si sente soli e risentiti
perchè non si può più stare insieme a cianciare e perder tempo come una volta.
Perchè ora c'è il ragazzo, la casa, il lavoro, le colleghe, gli impegni, i doveri, le responsbilità, o perchè un'indefinita e irresistibile forza cosmica ci attrae verso la stessa discoteca tutti i venerdì sera.
Guardacaso, se non ci si vede la colpa è sempre dell'altro e ci vengono in mente solo le attenzioni che abbiamo donato e che ci sembrano non ricambiate.
"Oddio, ci stiamo perdendo e lei non se ne accorge nemmeno!":
sono quasi 10 anni che viviamo nel rispettivo e ciclico terrore di perderci di vista l'un l'altra
e non riesco davvero a immaginare una definizione più tenera di amicizia.
Sì, "amicizia" significa soprattutto reciproca paura di perdersi, è l'implicita certificazione di quanto l'altro ci sia per certi versi indispensabile.
Perchè ci conosce bene, perchè sa come prenderci, perchè ha condiviso con noi dei momenti importanti, perchè ci ha ascoltati, capiti, apprezzati, incoraggiati, sgridati, scossi... innumerevoli volte.

Quando ti cerco invano e ti lascio un messaggio dicendo di "farti viva il prima possibile", mi richiami dopo 3 o 4 giorni, ma sei una buona amica.
Voglio dire, se avrò veramente urgenza di sentirti mi basterà prevedere le mie disgrazie con 3 o 4 giorni di anticipo.

Mi imbarazza ammetterlo, ma sei tra le poche persone che riescono a risolvere le mie turbe con poche parole, per giunta parecchio semplici.
Insomma, sei la dimostrazione vivente di come a volte basti una parola detta nel modo giusto per risolvere un'apparente calamità naturale che si accanisce violentemente su di noi fin dal giorno della nostra nascita.
Noi due poi di parole ce ne diciamo molte, forse perchè in fondo crediamo entrambe all'esistenza di una qualche congiura ordita alle nostre spalle che ci espone alla ripetizione ciclica di diversi flagelli cosmici (tra cui la ritenzione idrica), e quindi sentiamo il bisogno di tante parole quante sono le nostre sfighe.

Stasera mi sento un pò meglio.
Dopo la tua telefonata mi sono scrollata di dosso un pò di incazzatura.
Mi sono accorta che in fondo non è tutto insipido, incolore e spigoloso a questo mondo.
Sto iniziando a prepararmi psico-fisicamente per un'uscita folle: io e te, preserata, cena, film, preparazione e discoteca.
Davvero mi è venuta voglia, non lo dico per dire o per darti un contentino.
Ora che abbiamo ristabilito il contatto dopo il nostro semestrale "Mayday!!Mayday!!Ci stiamo perdendo!!", posso infine raccogliere le energie da dedicare alle nostre serate.
Uhmmm... Potremmo pure inaugurare il mio forno e indire un salatino-day!

In questo eccesso di affetto mi sento di perdonarti anche i tuoi deplorevoli istinti terroristici:
si, alludo proprio a quella volta in cui ti sei augurata che l'umanità intera venisse infine colpita da una bomba-saturday.
Terrorista! 


22 gennaio
 
 
Il repertorio di Dario
 
Questo sarà un post in continuo aggiornamento, ovvero vi scriverò tutte le battute assurde del mio ganzo, così, forse, esponendolo al pubblico ludibrio, la smetterà.

Eccovi la prima.
Circostanza: stavo ripetendogli il pensiero di Marx per un esame quando lo vedo diventare paonazzo, scoppiare a ridere e, successivamente, contorcersi e ghignare fino alle lacrime (!).
Io inizio a spaventarmi quando questo se ne esce dicendo:
"Oh, amore, ma Marx ha scritto tutti quei testi da solo o si è fatto aiutare da twix e bounty?"
Io così: 

D'altra parte pare si tratti di una sindrome molto rara, trasmessagli geneticamente dalla madre, che però fa battute più riuscite. Ne annovero una per tutte:
Circostanza: a tavola si parlava di fiori e piante, così qualcuno annovera il rododendro.
E Silvia: "Rododendro. Che pianta tormentata"
...
Insomma, non c'è proprio nulla da fare per loro .
Comunque sia, Dario se ne esce così spesso con battute di questo genere che sarebbe un peccato non segnarle (e molto egoistico tenerle tutte per me... huhuhu!!).



21 gennaio
 
 
I segreti di Brokeback mountain
 
E' una settimana che non esco.
Non faccio altro che questionare con tutti: amici, conoscenti, parenti, Dio.
Non ne posso più: starmene tappata in casa mi rende nevrotica, le uniche cose che mi distraggono sono il blog e la mia proiezione serale.

Non riesco a metter in moto il meccanismo della volontà produttiva e mi sto abbandonando al lato oscuro della forza (ovvero quello nerd) senza opporre alcuna resistenza.
Non riesco nemmeno a disegnare: alla minima avverisità mi metto a imprecare contro painter e, ad ogni tentativo fallito, l'impulso di masticare rabbiosamente la tavoletta grafica si fa sempre più forte.
Dato che la tavoletta non è mia ma del mio ganzo, mi devo ben guardare dal cedere ai miei istinti morderecci.

In compenso, stasera ho deciso di ignorare il consiglio del medico e di uscire.
Non mi rimangono infatti che 2 alternative: o rimanere in casa fino alla guarigione definitiva rischiando però di dar di matto, oppure prendere, uscire, andare al compleanno di Paolo (o perlomeno al cinema) esponendomi al bombardamento di bacilli altrui e rischiando una rovinosa ricaduta.
Ovviamente sono abbastanza temeraria (eufemismo di incosciente) da optare per la seconda opzione.

Eccheccacchio, bastaaaaaaaaaaaaaaaa
non ne posso più di stare a casaaaaaahaaaaa
Stamattina mi sono alzata alle 3 del pomeriggio, con fatica per giunta.
Mio padre mi direbbe che faccio la "vita da Michelaccio"
(Mai capito chi fosse effettivamente questo Michelaccio, ma i genitori non lo amavano di certo per dargli un nome del genere).

Ci sono tre film in giro che non voglio assolutamente perdermi:
"Lady vendetta", l'attesissimo capitolo conclusivo della trilogia di Park  Chan Wook,
"The new world", il nuovo mega polpettone storico sulle 2 ore e mezza come piace a me
e " I segreti di Brokeback Mountain",  una appassionante storia gay (come già si può evincere dal titolo:
ma dico, come gli è venuto in mente di dargli un titolo così equivoco?  :
"I segreti di BrokeBack Mountain" ovvero "la montagna che ruppe il didietro" ...

A sto punto potevano chiamarlo direttamente "I segreti di BrokenBack Mountain", "I segreti della montagna dal didietro rotto", così lo spettatore rimaneva fino all'ultimo nell'incertezza di essersi per sbaglio infilato in un cinema hard e di stare per  assistere alla proiezione di un film porno in cui l'attore protagonista è un uomo gay di stazza imponente... huhuhu!).

Ok, le mie cazzate le ho dette anche oggi.
Non mi resta che prepararmi e fuggire da questo nido d'amore&convalescenza che mi tiene in cattività da troppo tempo!
La notte è giovine, amici miei: siano il cinema o delle feste di compleanno a strapparmi da questo modus nerd vivendi non mi importa: questa sera si esce!
Yuhu!


Buoni film, buona musica: aggiornamento delle 4 del mattino
 
Ho appena finito di guardare "2046": poetico, riflessivo, fotografia da spavento, colonna sonora idem con patate.
In più c'è anche quella bella attrice che piace tanto a me, la protagonista de "La foresta dei pugnali volanti" e del più recente "Memorie di una geisha" (perdonate se non mi ricordo il nome ma va al di là delle mie capacità fonetiche e quindi mi è ostico ricordarlo).

Ah, che bello parlare con il maestro alle 3 di notte.
Stiamo analizzando un lavoro in vettoriale fatto da un suo amico.
Per la prima volta ci troviamo in disaccordo su tutto e la cosa si fa divertente.

Da quando sono influenzata ho scambiato il giorno con la notte.
Stanotte mi sono addormentata alle 7 di mattina.
Ero andata a letto alle 4, se non erro.
Dalle 4 alle 7 ho letto il nuovo numero di Zetman e ho mangiato tutto ciò che mi è capitato sotto mano.
Mi sono svegliata alle 14 e 30 con un doloroso revival di gastrite, al che mi sono subito fiondata su una pastiglia di Peridon .

Nuova chicca musicale: "What else is there" dei Royksopp.
Non l'avevo ancora segnalata nonostante mi gasi parecchio.

E ora viaaaaaaa, anche stanotte si sono fatte le 4!



20 gennaio
 
 
La tresca tra l'imperatore Cesare Augusto e me
 
Ok.
Se c'è una cosa certa è che non siamo tanto a posto nè io nè te.
Io perchè ti voglio bene e tu perchè mi respingi.
Con le nostre reciproche gelosie, i nostri punzecchiamenti e le nostre curiosità sul conto dell'uno e dell'altra siamo davvero insoliti.
Sì, parlo con te, bastardo, che mi ghermisci il cuore (cit.) per qualche ora ogni volta che sbircio la tua foto.
Mi sono infatuata di te come ci si invaghisce del protagonista di un film.
Ovviamente non ti amo nemmeno lontanamente, ma se potessi sbirciare anche solo per un secondo nella tua esistenza allora me ne andrei appagata o, più probabilmente, delusa.
Il fatto che tu mi neghi questa opportunità mi fa impazzire.
Ad ogni modo, già so che sei troppo occupato e snob per leggere queste righe e troppo insicuro di te stesso per ammetere che sto parlando di te, il che mi risparmia un bel pò di imbarazzo ^__^.

Che cosa imbarazzante è l'amore.
E ancora più imbarazzanti sono le infatuazioni perchè non puoi controllarle nè prevederle: te ne accorgi quando ormai hanno già preso il via e ti lasciano così, a bocca aperta, felice e rimbambito.
E allora ti ritrovi a pensare a quanto vorresti fare questo o quello con quella persona, a quanto sarebbe bello andare al cinema insieme, progettare un nuovo modo di mangiare salatini, sfidarsi a counter strike e stronzate di questo tipo.
Come ha detto qualcuno: "le donne vorrebbero sognare insieme agli uomini senza andarci a letto: bisogna far loro presente l'inattuabilità di questo proposito".

Quando sono malata, poi, mi innamoro continuamente per passarmi il tempo: ieri, in preda a un raptus di sconforto dalle sfumature masochistiche, mi sono sintonizzata per qualche secondo su "il grande fratello".
Così ho visto lui: moro, viso interessante, alto un metro e novantatre: proprio il mio tipo.
Casualmente il ragazzo che è seduto al mio fianco in questo momento corrisponde alla medesima descrizione ed è la mia unica vera passione [( Ciao ammmore! Pucci pucci ecc ecc) --->*Se non lo rabbonisco un pò gli prende una crisi di gelosia leggendo questo post, huhuhu].

Peccato che il mio uomo non si chiami come il bellimbusto della "caaaaaaaaja", ovvero Augusto, come Caio Giulio Cesare Ottaviano, il mio imperatore prediletto nonchè altro personaggio elencato nella lista "infatuazioni passate e mai superate".
Sì, avete capito bene, mi innamorai anche di Augusto, l'imperatore.
Perchè? C'è qualcosa di male?

Va beh, per farla breve: bel nome, bel fisico, bel viso... Per ora tutto in ordine.
Pare che sia stato rapito da piccolo e io ho pure un debole per gli uomini dall'infanzia travagliata.
Mi prometto di non guardare mai più "il grande fratello", nemmeno nei momenti in cui aspiro al suicidio... Scherzate? Con il rischio di verificare di persona quanto questo bel ragazzo sia immmancabilmente stupido, ignorante o chissàcosa? Magari ride come una foca!
Non voglio saperlo.
Preferisco ricordarlo così, con la bocca chiusa.

Ah, l'amour.

Oggi ho scritto davvero un bel pout pourrì di stronzate.
Meno male che la maggior parte di voi si scoraggia verso il quinto capoverso, huhuhu!



Crisi mistica, parte seconda: Dio, il mio criceto e me
 
Nonostante qualche bella sorpresa, rimango perennemente incazzata.
Sono incazzata con gli amici che non si comportano come tali, con il ragazzo che sento distante (soprattutto fisicamente dato che sono malata... manco un bacino posso dargli ...), con i genitori che sono sperduti in Calabria, con il criceto che sta per morire...

Ah, che pena vederlo soffrire così, povera bestiola che nulla ha fatto di male per meritarsi una fine così lenta e atroce..!
Quando l'ho estratto delicatamente dalla gabbia aveva un occhietto sigillato da delle croste, così gliel'ho pulito con un coton fioc e dell'acqua tiepida: si è riaperto, ma è rimasto gonfio e rosso.
Non riesce più a muovere bene le zampe, quel piccolo esserino, e il suo pelo si è fatto rado e ruffo.
Mi guarda come se mi chiedesse di porre fine alle sue sofferenze, quella piccola creaturina, e se avessi un pò di cuore e di coraggio la affogherei, risparmiandole tutto questo.
Muore di vecchiaia, il mio piccolo topo-natale, e non c'è più nulla da fare.
Incredibile quanto ci si possa affezionare ad un animaletto così piccino: ricordo che spesso lo tenevo appoggiato sul mio petto accarezzandolo lentamente, e lui se ne stava fermo immobile a  prendersi le coccole... Per questo io lo chiamavo "mini-gatto", e davvero ci mancava solo che facesse le fusa tanto era docile e addomesticato.

Solo una volta ci è scappato per casa, riuscendo ad evadere chissà come dalla sua gabbia dorata:
per non sgomentare mia madre, io e mio padre la abbiamo tenuta all'oscuro della faccenda disseminando la casa di cracker e semi di girasole nel tentativo di attirare il topo allo scoperto:
mia madre, per non intromettersi nella questione e lasciare a me e a mio padre l'impressione di avere tutto sotto controllo, pur avendo capito benissimo l'accaduto, si è limitata a raccogliere i cracker e i semi in giro per casa a nostra insaputa:
il topo, in tutto ciò, è quasi morto di fame perchè mia madre raccoglieva il cibo destinato a lui .

Io e mio padre eravamo rassicurati circa la salute di Natalino dal fatto che, al mattino, i semi fossero spariti, immaginando erroneamente che il topo li avessi presi e portati via: in realtà il piccolino non faceva a tempo a buttarsi sul cibo che questo gli veniva sottratto da mia madre.
L'inghippo è saltato fuori la sera in cui mia madre ha deciso di smettere di fare la gnorri e ha intimato a me e a mio padre di smetterla di sparpagliare briciole e semi per tutta casa; al che, dopo una lunga operazione diplomatica, siamo riusciti a convincerla a tenere del cibo a disposizione del roditore fino alla sua cattura.

Curiose battute di caccia sono state improvvisate a delle ore impensate della notte, una delle quali, indimenticabile, era iniziata grazie all'avvistamento dell'animale da parte di mia madre dentro il bagno delle femmine, e precisamente nella sua pausa-urina delle 4 e 38 del mattino.
La tromba della carica fu un "UAAAAARGH!" talmente agghiacciante che nemmeno la vista della bambina de "l'esorcista" avrebbe giustificato, figuriamoci un minuscolo topo tutto pelo e ossa.
Natalino aveva pensato di girottare beato tra i piedi di mia madre (probabilmente nel tentativo disperato di farsi ridare il cibo sottrattogli) e questa, stando beatamente rilassata sulla tazza, dopo essersi sistemata gli occhiali e aver messo a fuoco il pallino bianco in movimento, aveva così manifestato la sua gioia nel rivederlo (mia madre non ama molto i roditori, ma li tollera finchè restano in cattività).
Ovviamente ci abbiamo messo delle settimane a ripescarlo, il furbetto, e quando è tornato nelle mie mani era talmente deperito che gli leggevo negli occhi la passata tentazione di rimettersi in gabbia da solo.

Ora questa piccola meraviglia della natura, affettuoso e stupefacente animaletto da compagnia (che mi sopporta da anni ormai), mi sta per lasciare, e io mi sento ridicola a piangerlo così in pubblico, ma non posso farne davvero a meno e non trovo modo migliore per ricordarlo.
Se c'è una cosa che davvero non sopporto sono le persone che trattano e parlano dei loro animali come se fossero delle persone: niente di più noiso, ridicolo e imbarazzante;
eppure non mento se dico che mi mancherà.
Mio padre, se possibile, è ancora più amareggiato di me.
Incredibile vedere 2 persone adulte (di cui una di 60 anni) in lutto per un criceto, eppure è così.

Andrà nel paradiso dei topini, ricoperto di semi di girasole, circondato da partner pelose e disponibili.
Ma che tristezza.
Un giorno Dio mi renderà conto anche di questo, giuro.
Veder agonizzare ogni giorno un innocente sotto i tuoi occhi, anche se animale, ti fa comunque realizzare quanto crudele sia questa infima natura di cui facciamo parte, di quanto malsano e impari sia questo gioco in cui ci arrabattiamo e dimeniamo ogni santo giorno.
Che colpa può mai avere un topo? Eppure lo vedi contorcersi e desiderare la morte alla stregua di un essere che abbia commesso peccato da espiare.
Non c'è una giustizia, e non esiste un Dio che fa morire bambini di fame o vecchi nella solitudine di un ospizio, dimenticati da tutti... Non esiste un Dio che fa soffrire i suoi figli per elevarli, esiste solo un bel gioco chiamato vita, destinato però a finire sempre allo stesso modo.

A volte penso
che la morte ha un aspetto invitante
se ci si lascia andare all'impazienza di andare dall'Architetto e ricoprirlo di insulti.
Ragazzina impertinente, anche a Dio sarei capace di rispondere per le rime.
A volte mi vedo: piccola come sono, ad agitare il pugno contro di lui, muovendo le mie accuse, le mie rivendicazioni.
Una parte di me crede in qualcosa di indefinito oltre la morte.
C'è davvero un posto che accoglie tutte le anime?
E ci sarà un paradiso dei criceti?
E se Dio stesso...
fosse un enorme criceto?

Ah, sono le 4 passate... è ora di dormire, e il mio delirio è giustificato.

(Ecco il mio piccolo topo-natale, quando ancora stava bene e correva in moto sopra il mio letto...)



19 gennaio
 
 
Crisi mistica, prima parte: Dio e me
 
Non ci sono per nessuno, stasera.
Sono appena stata dal medico, una topolina con gli occhiali che, dopo aver guardato accigliata il mio cavo orale, ha esordito dicendo che ho le tonsille grandi come pugni.

No, non ci sono per nessuno.
Stasera me ne starò qua al pc, a fare gli affaracci miei, sgranocchiando caramelle alla propoli.
La gastrite, quantomeno, sembra arginata: la mia agognata pasticca di Peridon sembra aver sortito il suo benefico effetto.

Ma il mio male, stasera, è più di tipo esistenziale.
Sì, del tipo "Che ne sarà di me? Che farò? Perchè non sono come mi vorrei?" eccetera eccetera: chiamiamola sindrome premestruale, nel mio caso.
Una volta al mese sono biologicamente obbligata a meditare sulla mia vita.
Sono mensilmente costretta a desiderare un figlio, a cercare protezione, affetto e comprensione: che cosa melensa e disgustosa, isn't it?
Capite ora perchè dico che le donne non potrebbero mai comandare il mondo?
Non per incapacità, ma perchè perderebbero il controllo su di esso ogni 28 giorni (ammesso che abbiano il ciclo regolare).

Ora come ora non mi importa se la gola mi fa talmente tanto male da sentirmi bruciare fin dentro le orecchie.
Non mi importa se stanotte mi dovrò alzare ogni paio d'ore per anestetizzarmi la gola con lo spruzzino di tantum verde, ripetendo l'azione fino al mattino come già faccio da un paio di notti a questa parte.
Non mi importa delle mie mani fiacche e del mal di testa.
Non mi importa di me in generale.
Sono troppo incazzata.

Stasera mi sento vittima, ma non di questo virus (o batterio che sia) che ha deciso di tormentarmi fisicamente.
Stasera ce l'ho con l'Architetto lassù.

Nietzsche diceva che Dio non nasce da una mancanza dell'uomo, ma dalla sua pienezza: l'uomo avverte dentro di sè qualcosa di divino, ma anzichè attribuirlo a sè stesso gli dà il carattere della trascendenza.
Intuizione geniale e verissima, illuminante scoperta di un uomo che è andato oltre sè stesso per giungere fino ai limiti del pensiero e che è uscito pazzo da questa sua irripetibile avventura ai confini del comprensibile.

Dopo aver litigato in maniera furibonda col Dio cattolico circa la sorte degli omosessuali, dei non battezzati, delle coppie di fatto, dell'amore non a scopo procreativo e quant'altro, e dopo avergli tolto, sdegnata, la cittadinaza e il certificato di esistenza nella vita reale, mi appello ora al Dio di Nietzsche, l'unico che comprendo e a cui in parte sento di appartenere.

Lettera a Dio

Lo sai che non ci parlo con te:
sei la mia parte migliore e nonostante questo non facciamo altro che litigare.
Ma dato che stasera sono abbastanza pazza da parlare con me stessa, allora ascolta quel che ho da dirti.
Se non ti muovi a produrre qualcosa di veramente buono e geniale, mi lascerai morire senza aver dato al mondo niente di buono.
Se non ti dai una mossa a infondermi un briciolo di ispirazione, non produrrò mai nulla che sia veramente degno di nota.
Mi sento inghiottire dalla mediocrità!, ti prego, fa qualcosa.
Come tutte le persone ho quasi sempre creduto nelle mie possibilità, specie in quelle nascoste: talmente nascoste che nessuno, inclusa la sottoscritta, ha la prova effettiva della loro esistenza.
La mia dote nascosta sei tu, la parte divina dell'uomo, presente anche nel più basso rappresentate della specie (e, se parliamo in termini di cm, quel rappresentante sono proprio io).
Ogni tanto mi pare di intravederti: nell'intenzione di un buon lavoro, nella parte creativa del mio occasionale operato presunto-artistico... Ma subito dopo anneghi in un mare di cose inutili, di desideri banali e insulsi.
Non ti chiedo di salvare il mondo, tanto sappiamo entrambi che nessuno lo salverà, e nemmeno ti posso credere capace di farlo, perchè se lo fossi vorrei proprio sperare che lo faresti di tua sponte, altrimenti non saresti un Dio ma il più grande figlio di puttana mai esistito, che ci ha creato per il solo gusto di vederci soffrire e infine soccombere. Comunque stasera non ti chiedo nè di salvare i bimbi dell'Africa nè di salvarci da Berlusconi, voglio credere che se potessi lo avresti già fatto... Ti chiedo qualcosa di più piccolo, egoistico e fattibile: dammi la cosiddetta volontà anevrotica*.
[*Ci sono persone che riescono a mettere in campo grandi energie, con sforzi enormi, per raggiungere un obbiettivo che loro reputano prioritario. Queste persone hanno sì una grande forza di volontà che le aiuta a superare tutte le difficoltà che si frappongono fra loro e lo scopo, ma questa volontà potrebbe essere di tipo nevrotico. L'oggetto a cui tendono è qualcosa per cui darebbero tutto: la loro forza non deriva da una qualità interiore, ma dalla nevrosi con cui hanno amplificato il valore dello scopo a cui tendono. La vera forza di volontà è quella anevrotica: la capacità di autocontrollarsi senza avere uno scopo.]
Se riuscissi a far mio questo mistico potere potrei tenere in pugno la mia vita e, forse, combattere pure la sindrome premestruale.
Mi ci vuole più disciplina: DI-SCI-PLI-NA!
E se proprio non mi puoi dare l'autodisciplina e l'autocontrollo dammi almeno una partner, una allieva, una maestra...
Da sola non ce la faccio, davvero, ho pochi stimoli.
Il mio compagno è straordinario, ma troppo ingegnere e geniale: lui fa "testa" a sè, costringerlo ai miei capricciosi progetti sarebbe una violenza e uno spreco.
Va bene, la prossima volta che passerò sotto a un ponte su cui passa un treno, alla prossima stella cadente o al prossimo soffione che troverò in un campo so già che cosa chiederti: una compagna che sappia usare photoshop, painter9, adobe premiere, maya e che abbia tanta voglia di seguirmi nei miei strampalati progetti (Non male se dà anche lezioni private di giapponese). Sì, lo so che anche io stessa potrei imparare l'uso di quei programmi, ma io sono "la mente", capiscimi, mi serve un "braccio" per formare una paritaria collaborazione.
A parte gli scherzi... mi serve un compagno creativo, ok?
Ah, Dio, sono proprio un misero avanzo di donna, stasera.
Il morale è sotto i tacchi, fisicamente sto a pezzi.
Te lo ricordi quel brano tanto criticato de "I sonnambuli"?
Massì, Dio, quello che dicono essere Kitsch e che invece a me piace tanto:
"...Pur non si dimentichi mai che ogni creatura, anche se di pelle giallognola, anche se piccola e angolosa e con un buco nella dentatura ben visibile in alto a sinistra, che una tal creatura, pur con il suo dente in meno, invoca a gran voce quell'amore che deve preservarla in eterno dalla morte..."
Sono le parole con cui voglio addormentarmi stasera...
Per le prime due ore, si intende.
Ti bacio piano, Dio, all'angolo della bocca, come piace a me, dove nascono i sorrisi.


17 gennaio
 
 
Io, guru
 
Mi è venuta la gastrite.
Per curarmi il mal di gola ho preso troppi anti-infiammatori.
Risultato: il mal di gola non è passato, ma in compenso ci ho guadagnato questi adorabili spasmi addominali, acidità di stomaco e nausea.
La cosa veramente divertente è che quando mi incazzo (sia per il mio stato attuale, che per vicende private) lo stomaco mi si comprime in maniera così dolorosa che mi conviene scazzarmi all'istante. Insomma, scene comiche: "MA PORCA MISERIA!!! FANCULO! IO LO AMMAZZOOOOOooo.... ugh!!! NO, no! (inspira ed essssspira!). Non lo ammazzo. In fondo gli voglio bene"
Vedermi da fuori deve essere un vero spasso.

Questa gastrite mi fa sentire come un gatto a cui abbiano spelacchiato la coda:
oddio quanto detesto esser donna!
Questa fragilità disgustosa, questo cuore grande e molliccio, questa filosofia del "comprendo".
Mavaffanculo!
Mi attacchi? Io ti distruggo.
E siccome sono una vera dura ballo pure sul tuo cadavere!
hahahahahaha.
Così farò.
La lingua non mi manca: stai certo di una mia risposta... e preparati all'urto, maledetto!
Questa è la mia vera natura: fiera e feroce.
Roar.
Non mi doma nessuno, a me.

E basta con questo farsi mettere i piedi in testa dagli estranei!
Il mio scalpo non è uno zerbinoooooooooo!
Ah, che nervosoooooooooooooo!
Ugh!!!!
...
Gastrite del cazzo!
Ugh!!!
...
Inspira ed essssspira.

...

Non mi lascerò battere da questo malessere stagionale, fanculo.
In fondo non tutti i mali vengono per nuocere: non mangio quasi nulla, se non altro dimagrirò.

Prima mi sono preparata il mio brodino vegetale e me lo sono sorbettato con solennità: come un vero guru tibetano sorseggia il suo thè tra una meditazione e l'altra.
A chiudere in bellezza questo insolito quadretto zen casalingo, l'immancabile "ohmmmmm" di sottofondo costituito dai lamenti polifonici prodotti dal mio stomaco gastritico...
ah, che meraviglia!

Ma io mi piego ma non mi spezzo, nossignore.
Aspetto con ansia le 21 e 30.
No, non per vedermi "vertical limit":
come un cane attende il suo pasto alla sua ora, e già inizia a salivare copiosamente quando il padrone si avvicina alla scatoletta di cibo, così io non vedo l'ora di buttarmi selvaggiamente sulla mia pasticca di Peridon.

Forse sto esagerando: se solo riuscissi a sputare il malocco di spine che mi si è incastrato tra le tonsille, ad estrarre delicatamente il chiodo conficcato nella tempia destra e a liberarmi dell'alien che porto in grembo non me la passerei così male, via.

La cosa strana è che non ho una linea di febbre che sia una!
Sto ferma a un pacioccoso e sanissimo 36 e 6 che, date le mie condizioni, sembra pure una presa per il culo.
Insomma, se vuoi finirmi fallo alla svelta! Eccheccazzo!!!!
...
Ugh!!!
...
Inspira ed essssspira.

Ho chiamato il medico.
E mi ha detto che se dovesse andare a casa di tutti i pazienti col mal di gola senza la febbre che ci sono in questa stagione non finirebbe più.
E ha ragione.
Solo...
Gli sfugge che io, a differenza degli altri, sono in fin di vitaaaaaaaahaaaaaaaaaa.

Stanotte non ho chiuso occhio.
Ho letto "Vita dei Cesari" sperando man mano di prendere sonno, ma sono arrivata alla fine di Caligola senza accennare uno sbadiglio.
Dopo tutte le porcate che ho letto sul conto di Tiberio, poi, come prendere sonno?
Questo era un pazzo furioso! e quasi nessuno lo sa.
Tutti si ricordano di Nerone a causa dell'incendio e delle sue stravaganze, oppure di Caligola per via del cavallo che voleva eleggere senatore... ma nessuno si ricorda di Tiberio!
Il personaggio della storia romana più anonimo possibile, che io avevo bollato di mediocrità e mandato a casa con un 6 meno-meno in quanto noioso e poco interessante... Beh, ma non vengo a scoprire che ne ha combinate di cotte e di crude?!
A parte gli stupri, le gambe spezzate, le perversioni, le lingue tagliate, le stragi a scopo preventivo e ludico (comportamenti questi che fioccavano all'epoca)... Tiberio è certamente il più efferato assassino nella storia dell'umanità, secondo solo ad Hitler!
Il suo successore, Caligola, non fu da meno, ma questo aveva pur sempre l'infermità mentale da invocare a sua discolpa.
Tiberio invece era solo crudele.
Sono dovuta andare a ripescare la "Novella 2000" del primo secolo dopo Cristo per scoprire queste cose, giaggià.
Aborro il pettegolezzo contemporaneo, ma vado matta per gli intrighi di corte della Roma imperiale.
Chissenefrega della Lecciso, di Albano e del Grande Fratello dei miei stivali in pelle marron!
Io fluttuo tra il palazzo imperiale e la curia, cari miei, e ne vado fierissima.
Non c'è stato mondo più affascinante della Roma di Augusto o di Nerone: le donne non sono mai state belle e affascinanti come in quell'epoca, gli uomini più fieri... Peccato però che si segassero in due (nel senso letterale del termine) ogni piè sospinto.
Appena avrò finito "Vita dei Cesari" rileggerò per l'ennesima volta "Storia di Roma" di Montanelli, così mi rinfresco bene la memoria su alcuni succulenti dettagli.
Ok, è una passione un pò stravagante, ma non guardatemi come se fossi una bestia rara! Se no fate peggiorare la mia gastrite!
Uh!
E' infine giunta l'ora della pillola!
A meeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee


12 gennaio
 
 
Io, superficiale
 
Oggi penso al curioso gioco degli affetti.
A quelle persone che mi hanno voluto bene e a cui io non ho dato nulla di buono.
A quelle persone con cui ho fatto un pò di strada insieme, che hanno visto in me qualcosa di buono, che mi hanno scelta e che, in un modo o nell'altro, ho allontanato.
Tempo fa ho incontrato per un caffè una di queste persone. L'ho trovata in forma, erano anni che non la incontravo. Si è accesa una sigaretta.
"Ma che fai? Ti sei messo a fumare?" le ho detto io. 
 "Sei stata tu a farmi cominciare, ti ricordi?" mi ha risposto.
Mi ricordavo, e ho abbassato gli occhi.
L'unica cosa che ero riuscita a dare a questa persona era stata il vizio del fumo. Corrompere la sua virtù era stato uno scherzo crudele a cui io al tempo avevo dato scarsa importanza.
Alla sua risposta mi sono sentita come un piccolo escremento canino al lato di un marciapiede, ma non gliel'ho dato a vedere: ci vuole ben di peggio per scompormi.
Non avevo idea che "il peggio" era giusto lì per arrivare.
Mi dice di aver messo su un gruppo musicale, di essersi autoprodotto il primo album.
Sfila dalla tasca il cd, me lo allunga, si indigna quando mi propongo di pagarglielo e dopo qualche saluto si allontana.
Rimango lì ad osservare la copertina del cd.
Quando lo apro trovo una dedica al suo interno: "Ad Arianna, in ricordo di quando le nostre strade si sono incontrate".

Nemmeno faccio a tempo a coordinare bene i miei 16 neuroni che già mi lacrima l'occhio destro. Non so perchè ma piange sempre per primo, l'idiota. Il sinistro invece è un vero duro, resiste qualche secondo in più e in genere cede per solidarietà.

...Come aveva fatto a conservare un buon ricordo di me? E, soprattutto, perchè lo aveva fatto?...
Non lo avevo forse ferito, rifiutato e allontanato?
Non sarebbe stato più semplice portarmi rancore?
Non riferirei mai in questa sede i dettagli della nostra storia, ma posso dire che, ripensando a con quanta leggerezza mi ero privata di lui e al dispiacere causatogli, mi sono sentita per la prima volta in vita mia... superficiale.

Ironia della sorte, avevo rinunciato a lui per rincorrere anch'io la mia delusione d'amore.
Insomma, un vero circo di attori che rincorrono il diapiacere migliore, la persona che li farà soffrire.
Lui rincorreva me, e io un altro che non mi voleva a sua volta.
Meraviglioso garbuglio la vita, non trovate?

E come questa persona ce ne sono state altre.
Si pensa sempre al proprio carnefice, a chi ci ha fatto del male, a chi non ci ha voluto.
Raramente si perde qualche secondo a ripensare a quanto NOI siamo stati ingiusti, a quante persone abbiamo scartato con discutibili criteri, a quanto poco tatto abbiamo adoperato per declinare il bene che ci veniva offerto a piene mani.

Posso dire di aver combinato parecchi disastri nella mia vita affettiva e in quella altrui: alcuni per immaturità, altri per leggerezza, altri ancora per vanità.
Se penso a certe persone non possono che venirmi in mente le attenzioni e le premure che mi hanno donato senza ottenere nulla in cambio...

Possiamo lasciare dietro di noi un cimitero di cuori spezzati, di orgogli feriti, di speranze disattese.
Oppure possiamo adoperarci per essere corretti, premurosi e onesti col prossimo.
E se non ci interessa essere corretti perchè altri non lo sono stati con noi e ognuno deve pensare a sè in questa breve vita, beh, facciamolo quanto meno per timore della prima legge del Karma che, insieme a quelle di Murphy, costituisce una delle grandi verità scientifiche e sperimentabili: tutto ci torna indietro prima o poi.

Come dite?
Sì, Berlusconi è un caso a parte per il momento.

10 gennaio
 
 
Ungaretti e me
 
Ungaretti è di sicuro il poeta preferito degli studenti senza memoria: è certamente più semplice ricordarsi Mattina (Mi illumino d'immenso, per intenderci) piuttosto che Il 5 Maggio.

Io Ungaretti lo ricordo per Soldati:

Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie.

E per Veglia:
Un'intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d'amore
 
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita
Ma oggi,
ah,
OGGI... ho trovato di meglio.
Non sono un'appassionata di poesia.
Diciamo che trovo il 70% della poesia che leggo parecchio kitsch e il restante 30% decisamente scontata, quindi non mi cimento nemmeno.
Molte poesie mi piacciono musicalmente, parecchie le ricordo a memoria addirittura dalle elementari : non me ne farò mai nulla, ma per ottenere il triangolino marrone al trivial pursuit possono essere d'aiuto.
Pur sempre meglio di un testo di Vasco, voglio dire.
Ungaretti resta in ogni caso tra i miei preferiti: ermetico e tagliente come una lama.
Beh, ad ogni modo: oggi ho trovato per caso una di quelle poesie di Ungaretti che a scuola non ti insegnano mai.
Una di quelle dove c'è poco studio ma tanta arte; una delle tante che vengono tralasciate per dare a spazio a quelle che altri, prima di te, hanno ritenuto migliori e che sono tragicamente le stesse da 80 anni e forse più.
Insomma, oggi il mio umile blog ha un ospite d'eccezione.
Oggi il mio blog darà voce all'Ungaretti dimenticato dalle antologie scolastiche.
Meno tragico ma più intenso, meno poeta ma più filosofo, eccolo qua, l'Ungaretti di Nostalgia:

Quando
la notte è a svanire
poco prima di primavera
e di rado
qualcuno passa

Su Parigi s'addensa
un oscuro colore
di pianto

In un canto
di ponte
comtemplo
l'illimitato silenzio
di una ragazza
tenue

Le nostre
malattie
si fondono

E come portati via
    si rimane

Esiste una definizione più precisa e splendida di nostalgia?: e come portati via si rimane.
E' esattamente così.
Questa poesia è evocativa quanto basta per farti sentire il freddo del crepuscolo in quella giornata di non ancora primavera in cui tutto è grigio come il pianto... quando anche la malattia esistenziale degli altri ti fa compassione e l'unica tua compagna è la nostalgia che ti porta con sè ma ti fa restare.
Toccante.
Straziante quanto la vista del compagno morto nella trincea di Veglia.

Ed eccone un'altra. E' intitolata Destino:

       Volti al travaglio
  come una qualsiasi
fibra creata
         perchè ci lamentiamo noi?

Questa poesia è come un grido.
Quando la leggo sento echeggiare dentro di me il suo "perchè?".
Per qualche secondo sento tutti i miei "perchè?" accalcarsi l'uno sull'altro con violenza, sento il dolore chiuso in una mano e nell'altra la speranza... e tutto il mondo è un gioco.
Tutta la tensione si giostra tra il dubbio di chiedere troppo a questa vita e la consapevolezza di avere il diritto di sapere, cazzo, perchè mai ne fai parte.
Meravigliosa.
Io questo Ungaretti non l'avevo mai conosciuto.
Ed ecco gli ultimi versi che tengo a riportare; Ecco Risvegli:

Ogni mio momento

io l'ho vissuto
un'altra volta
in un'epoca fonda
fuori di me

Sono lontano colla mia memoria
dietro a quelle vite perse

Mi desto in un bagno
di care cose consuete
sorpreso
e raddolcito

Rincorro le nuvole
che si sciolgono dolcemente
cogli occhi attenti
e mi rammento
di qualche amico
morto

Ma Dio cos'è?

E la creatura
atterrita
sbarra gli occhi
e accoglie
gocciole di stelle
e la pianura muta

E si sente
riavere

Se potessi mi lancerei in un'esegesi tale da assicurarvi un'orchite, ma il mio buongusto mi dice di non farlo, e per questa volta siete salvi.
Ma provate a riflettere... Quanto è normale il dubbio di aver vissuto altre vite? Quanto è lecita l'impressione di aver già visto fin troppo, di aver già contribuito più volte al gioco dell'esistenza?
...E la domanda "Ma Dio cos'è?", d'un tratto, ci risveglia del tutto.
E' il dubbio, che ci tenta e al contempo ci atterrisce, a farci diventare più grandi di noi.
Ed è l'accettazione del mistero, il pianto nella grande pianura muta, a garantirci l'alba di un nuovo giorno da uomini.
Probabilmente Ungaretti intendeva tutt'altro, ma questo è quello che ci ho letto io.
...
Giuseppe ed io abbiamo passato dei bei momenti quest'oggi.
postato da: Jiianna alle ore 20:47 | Permalink | commenti
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giovedì, 05 gennaio 2006
 
 
05 gennaio
 
 
 
La TV e me
 

Qualche tempo fa ho riguardato "il gladiatore" per la sesta volta.
E me lo sono guardato in televisione, pur avendolo in dvd.
Ecco, la mia domanda odierna è: perchè guardare un film inframezzato dallo spazio pubblicitario quando lo si può vedere senza interruzioni di sorta? Perchè barattare l'interattività, la possibilità di mettere in pausa od ordinare a piacimento le scene con la sottomissione ai famosi "consigli per gli acquisti"?
Si tratta di una sorta di dipendenza da pillole di quotidianità?
Oppure della contemporaneità dell'evento?
All'inizio pensavo che si trattasse di questo: della confortante consapevolezza che tante altre persone guardano insieme a te le medesime immagini, del sentirti cittadino del mondo dell'audience, del dolce confondersi nella folla di quelli che guardano.
Poi ho pensato che gran parte del godimento sta nel poter parlare, il giorno seguente, con chi, come te, ha visto il medesimo film.
Questo mi ha portato a credere che il piacere stia nella conversazione che spontaneamente si creerà tra chi ha compiuto la stessa scelta televisiva.
Scelta e conversazione, quindi.
Eppure il gladiatore è sempre stato lì nella mia videoteca, già a priori c'è stata la sua scelta; avrei quindi potuto condividere la futura conversazione in maniera "legittima" ma senza ipnotizzarmi davanti alla tv.
Se proprio avessi avuto voglia di vedere quel film, poi, avrei potuto guardarlo in dvd ripasrmiandomi quei 40 minuti di pubblicità.
Eppure non l'ho fatto. E non per la pigrizia di tirarlo giù dallo scaffale.
Che sia la complicità nata dalla medesima spesa di tempo?
Che sia questo a trattenermi dal mettere su il dvd?
Nella nostra società dove vige il valore della differenziazione, della diversità, dell'originalità a tutti i costi e dove l'uguaglianza è vista come un male imperante... è possibile che la tv sia una piccola dose di omologazione? Una base comune, una piccola isola di sole e calda banalità in cui si ozia nell'anonimato per poi eventualmente condividere con altri, il giorno dopo, il gusto di aver fatto la stessa cosa stupida e inutile?
Quando mi ritrovo per sbaglio sintonizzata su programmi che non mi piacciono, rabbrividisco all'idea di mescolarmi, anche se virtualmente, al pubblico di quello spettacolo.
Ora sto leggendo un libro sulla televisione e la serialità.
Speriamo che mi illumini sull'argomento.

postato da: Jiianna alle ore 21:17 | Permalink | commenti
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giovedì, 05 gennaio 2006
L'universo femminile
 

Ah, l'universo femminile è davvero un bel mistero.
Non come gli uomini, gli uomini sono come li vedi.
Giusto quando ci innamoriamo di loro passiamo il tempo a immaginarceli infinitamente più complicati di quello che sono perchè è svilente riconoscerci innamorate di una forma di vita elementare.
Ecco, prendiamo ad esempio il bagno; gli uomini ci vanno principalmente per tre bisogni: pipì, pupù, barba (e ogni tanto, ma solo i più puliti, per lavarsi).
Le donne invece hanno la capacità di svolgere le più svariate mansioni tra le 4 pareti di un bagno.
Siamo delle trasformiste, noi: possiamo uscire di lì truccate come Britney Spears oppure con due fette di cetriolo sopra gli occhi: non sai mai cosa aspettarti da una donna.
E poi molti uomini sono pure stupidi!
Insomma, proprio non ci arrivano a capire i 10.000 bisogni-base di una donna comune.
Ci sono quelli che alla domanda "Sono grassa?" lasciano passare più di 4 nanosecondi prima di risponderti "No di certo!". Robe da pazzi.
Noi donne invece siamo subdole: possiamo farti i nostri più calorosi e festosi auguri e nel contempo salmodiare a mente un rito satanico per farti scoppiare un dente. Personalmente non ne sono capace, ma solo perchè la formula per l'esplosione del dente è troppo lunga da ricordare per intero.
Scherzi a parte, la psicologia femminile è infinitamente più complessa di quella maschile.
Tutto l'universo maschile ruota attorno agli organi sessuali (& affini).
Pene, vagina, seno, fondoschiena. Queste le fantastiche 4 variabili che circoscrivono l'80% dei pensieri dell'uomo medio.
Tenuto conto che il restante 20% è dedicato per intero allo sport, capite quanto siamo stupide noi femmine a farci viaggi pindarici sul "Cosa starà pensando?" (ancora più inutili sono le domande del tipo "Cosa penserà di me?!" Ma cosa vuoi che pensi? Chiediti piuttosto cosa pensa della tua scollatura!).
Mi diverto spesso a raccontare ai miei amici il primo segnale ricevuto riguardo la diversità tra uomo e donna: un bel dì vidi il mio fidanzatino particolarmente accigliato, eravamo seduti a tavola alla fine del pasto; lui guardava la mensola dinnanzi a sè con la stessa intensità con cui si scruta l'orizzonte sul far del tramonto: immobile, cupo, sembrava voler cogliere l'essenza stessa della vita e della morte.
Io lo guardavo affascinata, morendo dalla voglia di sapere a cosa stesse pensando il mio meditabondo compagno, ma non riuscivo a trovare il coraggio per interrompere la sua divina concentrazione.
Alla fine mi decisi a rompere rispettosamente il suo silenzio e gli chiesi: "A cosa pensi? Qualcosa ti turba?"
La sua risposta, sempre tenendo fisso il suo sguardo perso, fu: "Mmm... Non riesco proprio a ricordarmi cosa ho mangiato ieri sera a cena..."
...
Ecco, quel giorno capii che il buon Dio non ci aveva fatto tutti uguali, ma che tra uomo e donna c'è davvero un incommensurabile abisso.

Ma non prendetemi per una femminista, sparo a zero su tutti, io.
Se il pensiero dell'uomo ballonzola stanco tra le sue 4 variabili sessuali, c'è chi ha detto che "La cosmesi è lo studio del cosmo della donna" (o una roba del genere), e io mi trovo perfettamente d'accordo.
Se possibile, noi donne risultiamo ancora più stupide degli uomini: se loro di variabili ne hanno 4, noi ne abbiamo 4 milioni, di cui almeno la metà esistono solo nella nostra testa, e il risultato è che spesso noi donne facciamo fatica a star dietro ai nostri stessi pensieri.
Noi non pensiamo poco e sensatamente come gli uomini, noooo: noi pensiamo troppo e in maniera insensata su tutto. Trovatemi un argomento, e dico uno, su cui una donna non abbia nulla, ma proprio nulla, da dire: è impossibile, ve lo dico io.
Perchè noi siamo fatte così, frivole ma impegnate, suore e puttane, maestre e allieve, e ci piace discutere su ogni cosa.
La settimana scorsa, pur di non lasciare un discorso in sospeso per circa 3 minuti di orologio, io e le mie amiche abbiamo deciso di continuare le nostre chiacchere al bagno, facendo la pipì a turno: chi non aveva lo stimolo di urinare lo ha fatto comunque per solidarietà;
come mi ha giustamente fatto notare una di loro, ecco spiegato il perchè noi donne andiamo al bagno sempre a coppie o in comitiva: per continuare a parlare.

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giovedì, 05 gennaio 2006
Io, zdora
 

(Scritto del 28 novembre 2005)

Dove è finito il tempo per disegnare?
Dove è finito il tempo per girare in centro con le amiche e fermarsi davanti ad ogni singola vetrina disquisendo ininterrottamente dell'ultimo mascara di Christian Dior?
Dove è finito il tempo per cacciarsi nella vasca da bagno ascoltando a ripetizione la colonna sonora de "La mia Africa"?
Dove è finito il tempo da dedicare a quel benedetto libro di Kafka che DEVO leggere assolutamente prima di morire?
Dove sono finiti i miei proverbiali e inesauribili "5 minutini davanti al pc"?

Non posso certo dirmi oberata dal lavoro (in fondo mica faccio i turni in miniera e il tempo per vedermi con gli amici lo trovo sempre) però potrei dirvi per certo tutto quello che farò durante tutta la settimana dalle 10 del mattino alle 9 di sera, uno per uno, tutti i giorni. Neanche il presidente degli Stati Uniti ha un'agenda così fitta di impegni.
...
Beh, stando a quello che dice Michael Moore pare che Bush faccia molte più vacanze di me, quindi diciamo pure che il Presidente degli Stati Uniti rispetto a me se la spassa alla grande impegnato com'è tra una partita a golf e una di tiro al piattello.
Comunque più che di impegni si tratta di... faccende.
Faccende domestiche, si intende.
Mi sono trasformata in una "zdora"(altrimenti detta "zdaura" a seconda del dialetto: se emiliano o romagnolo).
La "zdora"... Colei che gestisce"il pianeta casa", che brandisce con indicibile agilità cucchiaioni di legno e mestoli d'acciaio di Hattori Hanzo sopra a pentoloni stregoneschi in cui ribolle la succulenta sbobba delle successive 2 settimane, colei che, armata di presine, si destreggia tra padelle e calderoni roventi e che, impavida, ghermendo il suo fido mattarello, sfida il malocco di pasta fresca ancora da stendere.
Dura vita quella della zdora...
Senonchè (e questo non tutti lo sanno) a mezzanotte in punto la zdora ha modo di riscattarsi da questo faticoso e torrido lavoro accanto ai fornelli: i suoi lunghi capelli si raccolgono magicamente in un raffinato chignon, il lercio grembiulone vola via scoprendo le sue belle ginocchia, le sue mani accaldate trovano conforto dentro a degli chiccosissimi e lunghi guanti.
Non vi esaltate: è solo il momento dare lo straccio.
E' stata la madre di una mia amica a farmelo notare; mi ha detto "Oh, non ti sposerai mica, eh!?" e io "No, ma figurati!" e lei di rimando "No, perchè sai... fai la spesa,cucini, pulisci casa, tieni pure dietro a un bambino di 4 anni... stai praticamente facendo la casalinga a 23 anni!";
Io ci ho pensato un pò su, mi sono grattata il collo come sono solita fare nei momenti di difficoltà e phatos (automatismo restatomi dall'epoca in cui soffrivo di dermatite) e infine le ho risposto: "Ma sai che hai ragione tu?".


Effettivamente, eccovi le mie principali occupazioni:
-seguire i corsi all'università
-fare da baby sitter ad un bambino di 4 anni
-fare la spesa
-cucinare
-pulire casa (dalla tazza del vater ai vetri delle finestre)
-fare il letto
-passare regolarmente dalla mia nonnina novantenne
-e ogni tanto vedersi con gli amici/andare al cinema o a ballare
Volendo fare una similitudine gradita agli affiliati del WWF posso dire con certezza che la frequenza con cui vado a divertirmi è paragonabile a quella con cui si accoppiano i panda o le tigri bianche, e che non può certo competere con le alte prestazioni di cui è capace un comune coniglio (il quale, in questo caso, rappresenta le mie faccende domestiche).
Ahhh...!
I tacchi alti sono stati banditi dal mio abbigliamento quotidiano e sono stati sostituiti da due paia di comode Fornarina: la mia vita feriale si svolge infatti tutta di corsa all'interno dal misterioso triangolo delle bermuda università-casa di mia nonna-casa del bambino.
Ma nel mio caso è tutto ciò che vi è all'esterno del triangolo a costituire fonte di mistero.


Insomma, quando per caso, scapicollandomi a perdifiato tra l'università e casa di mia nonna con i libri sotto braccio e disseminando maldestramente fotocopie lungo tutto il mio percorso, vedo volteggiare per strada una di quelle tizie che sembrano essere appena uscite da una sequenza di Sex&theCity, perfettamente in equilibrio sui loro tacchi a spillo, con la loro borsetta firmata a tracolla e la faccia da "ce l'ho solo io", mi limito a fare come la volpe con l'uva: "Tirata finchè vuoi" mi dico tra me e me "Ma ha la faccia di una che non saprebbe gestire nè una casa nè una famiglia. Probabilmente un giorno pagherà una donna delle pulizie e una baby-sitter per supplire con stile a questa sua mancanza: bleah!".
Ovviamente si tratta di invidia, mista però alla convinzione che mai cederei a un'estranea la gestione delle mia casa e dei miei futuri figli solo per qualche ora di trucco o di shopping estremo in più.
Vedete, le donne si suddividono in due grandi categorie: quelle che fanno tutto il possibile per fare tutto da sole e quelle che pensano che le prime siano delle povere sceme.
Ci sono quelle che tengono in frigo solo del vino e delle fragole (perchè fa fashion) e che mangiano sempre fuori casa e quelle invece che, anche potendoselo permettere, preferiscono spignattare mattina e sera perchè si sentirebbero in colpa a non preparare la cena ai loro cari, perchè considerano un gesto d'amore dedicare loro del tempo.
C'è poi parecchio da disquisire sul fatto che gli uomini trovano incredibilmente attraente il tipo di donne col frigo vuoto, forse perchè le credono più misteriose o impegnate in chissà che: beh, cari uomini, ve lo dico io con quali misteriose e segrete occupazioni le donne fashion riempiono la loro vita: appuntamenti dall'estetista, cari i miei poveri ingenui... Le vostre elusive e magnifiche donne che passano da casa solo di straforo (giusto per cambiare la borsetta di Fendi n°5 con quella n°16) sono tutte concentrate su come eliminare peli superflui, punti neri e cellulite a vostra insaputa; come tutte le altre donne, insomma.
L'unica differenza tra le donne col frigo vuoto e quelle col frigo pieno è che le ultime hanno imparato a farsela da sole la ceretta.
Ah, dimenticavo, tra le due categorie c'è anche una notevole differenza di tempo dedicato allo shopping; se già vi spaventate per il tempo che la vostra amica dal frigo pieno dedica agli acquisti, state alla larga dalle donne col frigo vuoto: impiegano due ore solo per scegliere un foulard.


Insomma, avere il frigo pieno oppure vuoto è uno stile di vita.
Fanculo le donne col frigo vuoto, quelle povere inette che vi porterete all'altare, che divorzieranno da voi e che vi manderanno in rovina per continuare a mantenere il loro tenore di vita principesco.
Quelle maledette meretrici che non vi daranno figli per mantenere la linea, a cui si inceppano i neuroni solo per salare l'acqua della pasta, che sanno solo cianciare di quanto è importante per loro la carriera e l'autorealizzazione (altri nomi che danno al loro sproporzionato egoismo ed egocentrismo), quelle schifose che sanno solo ammiccare con grazia tra una citazione da bacio perugina e un discorso impegnato sull'anoressia (unico tema che spesso le tocca da vicino), che cianciano con saccenza sui temi d'attualità trattati dai peggiori talk-show di mediaset spacciandoveli per sacre massime su cui riflettere ogni sera prima di andare a letto, che non sanno scegliersi un vestito se non hanno prima consultato MarieClaire, Cosmopolitan e Glamour... quelle, quelle sono femmine da evitare.
Abbiamo voluto la parità dei sessi, ma dove è finita la vera femminilità?
La donna "angelo del focolare" è in via d'estinzione; anzi, a dir la verità non capisco se è un articolo che non è più richiesto o addirittura fuori produzione.
A volte credo che la femminilità sia direttamente proporzionale a quanto siamo imbranate.
Più una donna è scema più è femmina.
Più pensa ai vestiti e alle frivolezze annesse, più fa fatica a seguire discorsi logico-pratici, più è gracile, fragile e schizzinosa... più è femmina.
Possibile che l'uomo sia talmente scemo da correre dietro a qualsiasi forma di vita che si ponga diametralmente al suo opposto?
Insomma, gli opposti si attraggono, lo sanno tutti, ma ci sono donne che sono TROPPO donne: sono miele e deficienza, checca#=o; non lavano i piatti per non scheggiarsi le unghie, non sanno cucinare nemmeno un ovetto, se chiedi loro che cosa vorrebbero fare nella vita ti rispondono con aria sognante "Lavorare nel campo della moda".
Possibile che TUTTE le donne o quasi vorrebbero lavorare nel campo della moda?
Possibile che non si rendano conto che nella moda, come nel calcio, tutti sono degli esperti (basta leggere qualche rivista, suvvia! Anzi, la moda rispetto al calcio ha pure la penalità di essere ciclica!)
Nah, tutte si accalcano lì, nel "settore moda" che sembra non aspettare altro che i loro illuminanti responsi.
Sono come degli enormi leccalecca al veleno ricoperti di caramello, tanto dolci in superficie quanto acide dentro: sembrano delicate e invitanti ma in realtà sarebbero disposte a scannarsi tra loro per un portachiavi di Roberto Cavalli.


E va bene, come non invidiare la quantità di tempo che hanno a disposizione le donne dal frigo vuoto?, ciò nonostante sono fiera di essere una brava zdora, cuoca, sguattera e, all'occorrenza, anche cacciatrice di insetti. Non ho paura di sporcarmi le mani, io.
Non sono sempre scintillante e in tiro, ma tengo la mia casina pulita e accogliente... e il frigo non è mai vuoto.
Non fraintendemi: non è che mi presenti in pigiama alle serate di gala, ma nemmeno impiego una settimana per comprarmi un vestito.
Durante il week-end poi, posso addirittura scegliere tra un trucco degno della peggiore velina di striscia la notizia (& due stivali da diva del porno-sadomaso) o una maschera idratante al succo di aloe vera [& un bel pigiamino grigio con una renna disegnata sopra (e che ho scoperto qualche tempo fa -per giunta con scene degne di uno dei primi film di Verdone- illuminantesi al buio)].
Insomma, o accompagno la mia amica più svitata (ormai completamente rincitrullita a causa di una regressione psicologica ad anni 14) a fare due salti in discoteca, oppure brandifico allegramente tra le braccia del moroso davanti a un bel dvd.
Quanto meno abbiamo fissato il giorno per giocare di ruolo: quest'anno siamo in 7 e siamo passati a Warhammer... io sono una splendida elfa somigliante a Kate Moss con i capelli argentati (pauuuura).
Teo fa il master ma è veramente cattivo, tsè. So che ucciderà ben presto il mio personaggio: abbiamo appena iniziato l'avventura e già tutti mi discriminano perchè sono elfa (ma io me ne frego perchè sono alta, gnocca e coi capelli d'argento).
Va beh dai, non posso lamentarmi... faccio tante cose, non ho quasi mai tempo per c@*#eggiare (se non togliendomi ore di sonno come sto facendo ora) però almeno i miei amici riesco a vederli.
Mi preme trovare il tempo per preparare le tavole per il concorso del Baraccano (quest'anno parteciperò nella sezione fumetto e voglio passare almeno la prima selezione) e, massì, anche per dare qualche esame all'università.
Non so come nè perchè ma questo straccio di laurea sembra obnubilarsi sempre di più confondendosi poco a poco tra le rutilanti lucette natalizie e il profumo di marsh mallows delle Bancarelle di S.Lucia (bancarelle che quest'anno si sono presentate con lauto anticipo sul natale sfasando così tutti i ritmi circadiani della mia povera amica Debora).
Eh già, si avvicina il Natale, siamo tutti più buoni... a parte le donne col frigo vuoto, quelle rimangono stronze a vita.
Non mi chiedete da cosa mi derivi tutto questo astio nei loro confronti: sarà invidia, sarà che vedo poveri uomini cadere come mosche ai loro piedi tra atroci sofferenze, sarà che quando vado a casa di queste e ho una gran fame hanno da offrirmi solo delle fragole col vino, non so. So solo che sono odiose e ai loro poveri uomini, che si struggono di gelosia quando queste non rispondono al cellulare facendosi mille paranoie sul perchè li stanno evitando, urlerei a squarciagola direttamente in un timpano "Non è con un altro! Si sta solo facendo togliere i punti neriiiiiiiii!".

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giovedì, 05 gennaio 2006
 
24 dicembre
 
 
 
Ari-eccomi
 
Non sono sparita.
Sono solo lontana, lontana, lontana.
Lontana dal favoloso mondo in cui mi faccio chiamare Jiianna e dico quel che mi pare.
Lontana dalle lunghe chattate col mio maestro.
Lontana dagli allucinati discorsi notturni con il mio amichetto immaginario (che peraltro oggi compie gli anni: auguri, Andrea-Paccoman!) e da tutte le persone con cui ero solita ciarlare ogni tanto in questa sconfinata ed evanescente realtà che è chiamata internet.
Finchè il tecnico di fastweb non si deciderà a venire rimarrò ancorata al mondo reale, frustrata dal non poter spogliarmi nemmeno per mezzora del mio cognome e della mia insulsa fisicità.

In questo momento infatti mi trovo a Roma: sto utilizzando la connessione della mamma di Dolcevita e non  ho nemmeno molto tempo a disposizione.
Vorrei poter scrivere qualcosa di significativo in questi pochi minuti ma ho come sottofondo "Le cronache di Riddick" e ciò, come potete bene immaginare, non aiuta affatto.

Che dire?
Tornerò (muahahahaha!), tornerò!

Pensiero odierno:

Ma tu, ma io, ma bensì, sì, proprio tu.

Ricordo la curva della tua schiena
a volte ti disegnavo e non lo sai
 Solo qualche mese fa
 mia sorella mi ha ricordato
 che ero piuttosto innamorata di te.
Una volta sola mi hai chiamata per nome,
        me la ricordo.
Due volte mi hai presa in braccio,
        non mi sono mai sentita così al sicuro.
Un giorno mi hai tirato uno schiaffo,
        mi ha bruciato per mesi.
Spesso mi hai attaccata senza motivo,
        ma ci ho pensato io a trovarti delle buone scuse.
A distanza di anni non ho ancora deciso
se condannarti o assolverti
se giudicarti
o provare ancora una volta a capire le tue ragioni:
già so che non riuscirei comunque a comprenderti,
ma non voglio nemmeno odiarti perchè sei differente da come speravo che fossi
  non voglio disprezzarti perchè non mi hai corrisposta.
Da parte mia sappi che ci ho creduto, sul serio.
Quando mi hai detto
  che non avresti mollato la presa
ho pensato davvero a quanto mi avrebbe reso felice
se me lo avessi detto quando era giusto il momento.
Solo questo volevo dirti,
volevo
     che tu ne avessi la conferma.


25 dicembre
 
 
 
Natale, natale
 
Beh,  insomma, è di nuovo natale
e io mi trovo combattuta come sempre, indecisa se dire a tutti quanto li amo o mandarli tutti a fanculo.
Le feste mi fanno un pò quest'effetto: momenti di tenero intendimento reciproco si alternano a improvvisi impulsi omicidi.

Come un'equilibrista poco esperta, cammino incerta sulla fune sospesa sul dubbio che tutti in fondo pensino solo a se stessi

Guardo dinnanzi a me e vedo lontana la piattaforma che mi può trarre in salvo: la speranza che invece sia bello starsene tutti accoccolati a far le fusa come negli spot della Barilla.

Troppe volte mi sono chiesta se l'uomo sia portato naturalmente alla socialità o se lo faccia per convenienza.

Ho letto talmente tanto sull'argomento da giungere alla conclusione che saperlo non mi gioverebbe affatto.
E inoltre non mi renderebbe nè più nè meno socievole di quel che già sono per indole,
ecco.

Ah, dannate feste.

Beh, eccovi i miei biglietti di auguri:

Al mio amore:
Non me ne fare una colpa se non mi va di stare in compagnia.
Quando ho bisogno di un pò di isolamento sono abbastanza maleducata da prendermelo. D'altro canto sono convinta che una faccia da chiulo non sia molto coreografica.
Come sempre abbi pazienza, amore mio, sono un esserino strambo, lo sai, ma so farmi perdonare.

Al mio maestro:
Ho visto la tua illustrazione natalizia: il mio maestro impruva&impruva e io invece non so più tenere in mano la penna grafica, hehe.
Il robottone è in attesa di montaggio, scommetto che sarà il più cattivo dei tre: a mezzanotte, quando tutti i giocattoli prendono vita, le suonerà di santa ragione a quegli smorfiosi dei modellini di Dario.
Mi piace credere che un giorno io e te lavoreremo a qualcosa di grande insieme: un maxi progetto a quattro mani che ci divertirà da matti e ci darà grandi soddisfazioni.
Nel caso tu voglia fare il fighetto e snobbare questa mia proposta, sei condannato a fare la spesa con me per altre innumerevoli volte ancora, quindi pensaci (non hai idea di quanto siano vasti gli scaffali di cibo per bambini nella farmacia centrale, huhu...).

Al mio amico immaginario:
Come hai detto tu, i battibecchi fanno parte della nostra interazione. Non c'è frase che volessi di più sentirmi dire in quel momento e il fatto che tu lo sapessi mi ha reso ancora più consapevole del perchè sei il mio "amico-non amico" da due anni e più: presenza incostante e stupefacente, capace di attirarmi e respingermi a piacimento, conosciuto e sconosciuto al tempo stesso, ti voglio bene per come sei, per questo tuo affetto saltuario e distaccato che mi porti.

Alla mia amica tredicenne:
Comportati bene, bimba mia, fluttua leggera sul lago ghiacciato di questi tuoi mesi di indecisione e pattina per mano con le persone di cui senti il bisogno: alla fine la primavera verrà e sarà la persona con cui hai passato i momenti migliori dell'inverno a starti accanto.

Alla mia amica dei tempi spensierati:
Ci siamo già dette tutto, ma vederti così indurita mi fa essere impietosa nel criticarti perchè credo che esistano mezzi migliori per reagire a ciò che ci sta intorno.
Per questo non ti chiamo: mi sentirei ridicola a chiedere amore a un pezzo di ghiaccio.
Avresti potuto essere l'ottava meraviglia del mondo se avessi avuto un pò di cuore, e non parlo di me e della nostra privata vicenda, ma in generale.
Bella, intelligente, istruita: il mondo potrebbe essere tuo se sapessi amare e rispettare il prossimo.
La diversità non è un disvalore, altrimenti l'eugenetica farebbe passi da gigante, non credi?
Credo che sia sempre stata la diversità a unirci: quando l'hai giudicata il nostro rapporto è terminato. Quando non mi hai più amata per quella che sono, ma hai voluto imporre la tua scala di priorità e di valori sulla mia, la nostra amicizia è collassata.
Troppo diversi i nostri obiettivi, troppo diverse le nostre aspirazioni, troppo diverse le nostre necessità.
Eppure un tempo ci bilanciavamo, tenevi da conto i miei consigli, rispettavi la mia opinione: un tempo giocavamo alla pari.
Quando hai iniziato a considerarmi inferiore o sprecata io non lo so. Chi o che cosa si è messo tra noi ha pensato bene di nascondersi bene. E anche tu ti sei nascosta bene, perchè non ti vedo più. Non ti riconosco più.
Ad ogni modo, non aggrapparti a chi capita per non rimanere da sola con te stessa: i tuoi amici li hai. Quelli veri intendo. Sei tu ad averli allontanati, ad averli spaventati. Anzichè avere un travaso di bile, quando leggerai queste mie parole, prova a leggervi l'amore che ci sta dentro.

A mio fratello:
Non ci vediamo mai, ma spesso mi domando che fine abbia fatto il mio migliore amico. Quando lo immagino curvo sul suo tavolo da disegno, con la lingua arricciata nella sua smorfia più tipica da fumettista concentrato, mi dico che il più grande talento visto in vita mia, grazie a Dio, non è andato sprecato.
Quest'estate mi aspetto un'altra puntata a mirabilandia: a sto giro ci tocca il far west!

Al mio criceto:
Ti prego, non morire, almeno finchè non sarò lì con te.
Fallo dentro alla mia manina, al calduccio, mentre ti accarezzo il pancino e tu mi lecchi l'indice


 
 
28 dicembre
 
 
 
David Cronenberg e me
 
Vorrei ritirarmi per un pò in una casetta in montangna.
Fare passeggiate per i boschi, mangiare polenta e funghi, quelle cose lì.
Il blog è il mio piccolo rifugio.
Non a caso ho scelto lo sfondo innevato: la montagna, il bosco: queste sono le cose che mancano di più a un elfo costretto a vivere in città.

Ieri sono andata a vedere "Memorie di una geisha".
Dopo il bambinesco e piuttosto noiso "Le cronache di Narnia", tanto atteso quanto deludente, e in seguito all'insipido  "A history of violence", che ricordava in maniera disagiante un episodio di Everwood (o di un qualsiasi altro telefilm americano), finalmente una visione gratificante;
"Memorie di una geisha" mi ha emozionata, coinvolta: bravi gli attori, buona la colonna sonora e la regia, interessante il soggetto.

Ma spendiamo pure qualche parola in più su "A history of violence".
Il film di Cronenberg è la perfetta sintesi di un film sprecato: l'ambiguità attorno a cui dovrebbe giostrarsi la trama viene dissolta entro la fine del primo tempo; il grande compositore Howard Shore (lo stesso de "Il signore degli anelli"), evidentemente ancora troppo legato sentimentalmente alla Terra di mezzo, ripropone motivetti fiabeschi come base ad una storia fin troppo reale (mi è pure sorto il dubbio che si trattasse degli avanzi musicali della trilogia);
interminabili scene di sesso completamente fini a se stesse spezzano il corso della narrazione al punto da domandarti la loro ragion d'essere;
il povero William Hurt si ritrova a pagliacciare il fratello cattivo & mafioso dell'ex Aragorn Viggo Mortensen, un personaggio stereotipato che fa da misero contorno a una portata decisamente insipida.
Probabilmente Cronenberg ha trovato Howard Shore e Viggo Mortensen alla stockhouse: Offerta sensazionale! 2 al prezzo di 1! Campionario da "Il signore degli anelli"!.
Quando è stata la volta della scelta dell'attrice protagonista, poi, il prestigioso regista aveva evidentemente fatto ricadere la propria scelta su Naomi Watts, ma quando questa lo ha rifiutato per girare King Kong, si è preso la sosia di lei e si è accontentato.
Potrei dire molto altro riguardo al figlioletto maggiore che sembra uscito direttamente da una puntata di Dawson's Creek, su Ed Harris versione man in black e quant'altro, ma mi fermerò qui.
Insomma, non andate a vederlo: una puntata di Everwood vi arricchirà di più cinematograficamente e non vi costerà 7 euro e 50.
Preferisco ricordare Cronenberg per il grande maestro che era, autore del bellissimo "Inseparabili", del mitico "La mosca" e dei suggestivi "Spider" ed "Existenz": torna al più presto fra noi, David.

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giovedì, 05 gennaio 2006
 
02 ottobre
 
 
 
Le mie pessime barzellette
 
Riassunto delle ultime puntate:
-Mi sono trasferita nel monolocale e ho guadagnato i miei primi 15 euro.
Ah, stare in casa propria e guadagnarsi qualche soldo da soli è proprio una bella sensazione. Il bambino mi chiama già dada, è buffissimo. L'ho portato nel parco sotto casa a giocare a palla. Mi si è pure avvicinata una bambina che parlava come cappuccetto rosso dei fichi d'india, suo padre assomigliava a Kevin Spacey.

-Mi sono vista per la seconda volta il castello errante di Howl: stavolta ci ho portato le mie amichette di università.
Quel film mi piace da morire, anche le mie amiche hanno apprezzato.

-Ho montato le tende in cucina e ho comprato le fioriere per il terrazzo.
Sì, sta venendo proprio bene. Le tende sono verdi, leggere, si arricciano in maniera molto elegante. Nelle fioriere ci metterò dell'erica e del rosmarino.

-Ieri sera sono stata a una piacevolissima cena con degli amici e ho bevuto un sacco (un bicchiere di rosso).
Era il compleanno della ragazza di un amico di Dario, ho passato una bella serata.

Pensiero odierno:

Siamo sicuri che ammettere un errore e porgere le proprie scuse sia un atto vera maturità?

Mi sono accorta che c'è chi chiede scusa per educazione, per prassi, per poter dire, con gli altri o con se stesso, di aver fatto la cosa giusta.
Le scuse sono come un lasciapassare per la coscienza: ripensando a un litigio irrisolto potremo sempre dire a noi stessi "beh, in fondo io gli avevo chiesto scusa. Io ho fatto la cosa giusta, sono a posto così".
In questo modo è chi non accetta con prontezza le scuse altrui ad essere impietoso, vendicativo e permaloso!

C'è chi ti appioppa le sue scuse con la stessa eleganza con cui si scarica un fagotto pieno di vestiti vecchi nel bidone di raccolta per i senzatetto.
Il tono è più o meno questo: "Insomma, se le vuoi prenditele (tanto io non so che farmene) altrimenti le caccio direttamente nell'immondizia, no problem."

Preferisco chi non ammetterà mai di aver sbagliato ma che sa prodigarsi immediatamente per rimediare.
E soprattutto preferisco chi non si nasconde dietro un dito dicendo "Non volevo farti del male, in fondo l'ho fatto perchè ti voglio troppo bene".
Baggianate.

Ancor peggio sentirsi dire: "Sì, so di aver sbagliato più di una volta. Mi stupisco che tu non me l'abbia fatto notare prima."
Sapevi di sbagliare eppure hai persistito. Ancora, ancora e ancora. E alla fine mi vieni pure a dire che "ti stupisci" come se fossi complice della tua scorrettezza per non averti fermato prima? Come se una parte di colpa fosse anche mia...?

Insomma, da chi mi ferisce pretendo solo un pò di medicazioni.
A chi mi ha trattato con durezza chiedo dell'affetto, a chi mi ha sottovalutata chiedo della stima, a chi mi ha trascurata chiedo delle attenzioni.
E precisamente chiedo delle dosi massicce di eventuale affetto, stima e attenzioni.
Delle scuse, sia che siano sentite o buttate lì (oppure sentiteMAbuttate lì), non me ne faccio proprio nulla.

"Lasciarmi sbollire" è una pessima idea.
Quando tornerete, convinti che mi sia passata, mi ritroverete più incazzata di prima.
Se aspetterete troppo non mi ritroverete affatto.

Ho appena finito di rileggere una conversazione che per feticismo e autolesionismo ho voluto conservare.
Ho riletto anche delle lettere.
Ne ho ricavato la morsa allo stomaco che, inconsciamente, cercavo.
Ho ritrovato quella cattiveria e quell'aggressività che mi hanno fatto scappare.
Ho riletto le mie parole, a volte dure, quasi sempre tremanti e piene di sentimento.
Ho riletto le sue, così fredde e sprezzanti.
Non è rimasto nulla della persona che amavo.
Nulla.
Mi rimane in mano solo un ben orchestrato insieme di insulti, insinuazioni, ripicche e giri di parole.

A distanza di giorni, io sono ancora qui che scrivo ed aspetto.
Ma i miracoli tardano ad arrivare, chissà perchè.

Questo suppongo sia una specie di outing, perchè nella sua risposta privata non ci spero più.
Mi ha già fatto capire che ci sono cose più serie a cui dedicarsi.
Mi ha lasciato intendere che è nel periodo difficile che sta affrontando che dovrebbe giustificarsi il suo comportamento e annidarsi una mia esitazione, il mio impulso a soccorrere e a portare aiuto e amicizia.
Ma a chi non ha cuore io non offro aiuto.
A chi ha perso, anzi, rinnegato la propria umanità io non posso stare vicino.
A chi interpreta questo mio scrivere come un'offesa lascio solo la speranza che un giorno possa infine rinsavire e lusingarsene.

Mi prometto di non parlare più di questa persona.
Troppa pena inutile.
Troppo grande la tentazione orrenda di usare i suoi stessi toni, così facili da maneggiare.
Ritengo sia più elegante serbare per sè stessi certe argomentazioni, lasciandole la convinzione che la vera forza sia quella bruta, che la prepotenza sia una forma della determinazione, che l'egoismo sia una sfumatura dell'ambizione, che l'arroganza e la presunzione siano dimostrazioni della sicurezza in sè stessi.

Ora più che mai ho la certezza che questo qualcuno non meriti nemmeno un pò del bene che gli voglio;
che i nostri mondi siano all'opposto e che è giusto che nella vita si circondi di persone che sono come lui e che lo trattino come lui è abituato a trattare.
Che il nostro è stato un incontro proficuo perchè ci ha aperto gli occhi su un mondo che non ci piace e non ci appartiene: quello dell'altro.

Sarebbe nel mio stile concludere con qualche frase ad effetto, sul melodrammatico possibilmente, ma invece concludo questo intervento con una di quelle mie pessime barzellette che tutti mi dicono che non sono capace di raccontare:
la sapete la differenza tra uno che si butta dal quinto piano di un palazzo e uno che, invece, si butta dal primo?
Quello che si butta dal quinto: "Aaaahhhhhhhhhhh.... tonf!"
Quello che si butta dal primo: "Tonf!... Aaaahhhhhhhhhh!!!"


 
 
07 ottobre
 
 
 
Pentolacce e quasi-infarti
 
Non ho il tempo per scrivere tutto quello che vorrei.
La vita nel monolocale procede a pieno ritmo, io sono stanca più che mai... Ma stasera esco con Debora e domani è pur sempre sabato!
Ho preparato il sugo con i funghi porcini e i bocconcini di pollo con radicchio rosso (il tutto dentro a delle pentolacce dal diametro di una ruota di camion) poi ho smistato il cibo dentro a dei barattolini e ho cacciato tutto nel freezer (che adesso è stipato): ora siamo pronti ad affrontare inverno e carestie!
Tra poco volo dalla mia piccola nonna, di cui non ho notizie da ben tre giorni (povera nonna, tutta sola...) e poi da Giacomo (il bimbo a cui tengo dietro).
Stamattina in palestra ho rischiato un infarto: dopo 25 minuti mi è preso un calo di pressione improvviso, così mi sono dovuta arrendere e infilare sotto la doccia a neanche metà programma. Sob.
Ho pure scoperto che "Mi fido di te" l'ha scritta Vasco Rossi, il che è una tracccedia personale dato che io adoro quella canzone almeno quanto detesto il Blasco.
Va beh, dai: 1 a zero per lui.
Per ora.

RETTIFICO (a distanza di mesi)
"mi fido di te" non l'ha scritta Vasco Rossi.
Si trattava di una burla della mia amica tredicenne.
E io come una tredicenne ci sono cascata.
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giovedì, 05 gennaio 2006
18 settembre
 
 
 
Scripta manent. Oggi vi voglio dire che... (parte III)
 
Oggi mi sono detta
che non bisogna esporsi
ma fortificarsi
fare schermo
allontanare i pernsieri che ci impediscono di raggiungere i nostri sogni.

Metà della mia vita l'ho passata a ripensare alle cose che avevo detto a questo e a quello
e a cosa avrei potuto dire col senno di poi...
Sicchè, dato che l'altra metà della mia vita l'ho passata a depilarmi le gambe, capite bene che non ho fatto un buon uso del mio tempo.

A parte gli scherzi...
Tutto quello che ci circonda non è altro che un labirinto di scelte: se passiamo il nostro tempo a rimuginare sul bivio appena imboccato e a quante sorprese avrebbe potuto serbarci la strada alternativa non andremo mai avanti.
Questo il pensiero con cui mi sono svegliata oggi.
Una tenera banalità.

Ad ogni modo, oggi piove come Dio la manda.
Mi sento un pò rassicurata.
Oggi il confronto con gli altri non mi spaventa.
Oggi posso scrivere un altro capitolo del mio "scripta manent".

Alla mia migliore amica:

Come spesso ci diciamo nei nostri momenti di intimità, abbiamo passato insieme gli anni più belli della nostra vita e buona parte dei momenti peggiori.
A parte le condizioni che ci hanno tenute lontane nei momenti in cui il dolore non è comunque condivisibile, siamo state amiche pur essendo così diverse: io gomitolo informe, tu perfetto centrino a punto e croce.
Il centrino a punto e croce è destinato a reggere un bel vassoio d'argento e a fare bella mostra di sè sopra la consolle di radica dell'ingresso di casa, mentre il lanoso giocattolo per felini verrà per forza di cose sbrindellato dall'animale domestico e forse dimenticato sotto il divano per anni. Ma ognuno ha il proprio destino, ed essere gomitolo dà comunque qualche soddisfazione. Soddisfazione diversa da quella di un centrino, ovviamente.
Non tutti anelano alla stessa meta, non tutti hanno la tua stessa ambizione.
Ma la tenacia con cui lotti per il tuo sogno e il tuo futuro è davvero ammirevole. 
Quello che stai facendo per te stessa è veramente grandioso...
Ma quello che gli altri stanno facendo a te?
Le persone che ti circondano e che, a quanto mi dici, rincorrono agguerriti traguarti simili al tuo, ti stanno cambiando. E non ti basterà leggere Sartre o Leopardi per "staccare la spina", per tornare a pensare normalmente, per tornare a essere la mia amica di sempre.
Le persone col tempo cambiano, operano le loro scelte, bisogna sapersene fare una ragione.
Ma io mi rifiuto di credere che questa che sei diventata sia la tua "versione" definitiva.
La lucidità meccanica con cui fai certi ragionamenti mi sconvolge.
Parli di sentimenti e di amore come si parla di equazioni e integrali.
Parli della gente diversa da te con un tono che oscilla tra il disprezzo e qualche strana sfumatura di compassione.
Io che di compassione, invece,ne ho sempre avuta troppa, sia per gli altri che per me stessa (per alimentare il mio continuo autocommiserarmi) ho sempre guardato stranita questa tua freddezza, in questi anni  l'ho accettata come un lato del tuo carattere. Ma sentirti fare strampalati discorsi sui lavoratori che non hanno l'opportunità di fare qualcosa di creativo e che, di conseguenza, sono intrappolati e castrati dalla ripetitività del loro lavoro a tal punto da non poter più offrire niente di interessante alla fine di una giornata, beh, questo è stato un significativo campanello d'allarme.
Mi hai detto di averti  fraintesa, ma la cosa triste è che per quante attenuanti e sfumature possa assumere questo tuo discorso, rimarrà sempre, scusami, un discorso da mentecatti.
Non so se fosse un ragionamento frutto di una estenuante giornata di studio non-stop, il che è probabile, ma se è lo studio che ti riduce così, studia di meno, cazzo.
Non hai idea di quanto mi indispettisca il fatto che tu mi reputi "fuori dal mondo" perchè non conosco nome e cognome di certe soubrette coscialunga che frequentano i tuoi stessi locali o i progetti estivi di qualche miliardario. Anche il fatto che io non sia ben aggiornata sulle questioni di attualità quanto te ha svariati motivi, uno tra i tanti l'istinto di preservarmi da certi lavaggi del cervello a cui invece sei sottoposta tu.
Non ho lo stomaco forte come il tuo; come ben sai, guardare il telegiornale una volta di troppo può essermi fonte di ansie inutili. Io sono fatta così, purtroppo. E' nobile il tuo interessamento alla mia istruzione in materia politica, ma non altrettanto il tuo sconcerto per la mia ignoranza sull'argomento "sorelle Lecciso, Vanessa Incontrada, Tronchetti-Provera &co.". E chissenefrega, scusa!
L'ultima volta che sono stata a Milano e ci siamo addormentate con l'immagine comune del cioccolatino, credo di non averti mai amata così tanto. Negli ultimi giorni avevi una dolcezza soprannaturale per quanto ti riguarda: eri premurosa e serena, il tuo tono non era mai di rimprovero, ma disteso e carezzevole.
Non sarei mai andata via. Sarei rimasta lì a mangiare risotti precotti e sushi () a vita pur di restarti accanto.
Quando sono andata al mare da te, invece, ho trovato l'atmosfera parecchio cambiata e, se devo dirla tutta, non è stato un weekend all'insegna del relax. Al di là del tuo continuo tono di rimprovero a mò di mamma incazzosa, sei stata per tutto il tempo aggressiva, prepotente e sgradevole. Il tuo atteggiamento era suppergiù a mò di "questa è casa mia e si fa quello che dico io". Così non mi è rimasto nient'altro da fare che dire "sissignora" per tutto il tempo, far buon viso a cattivo gioco e poi tornare a casa per farmi fare un'iniezione di coccole dal moroso. Se fossi stata in territorio "neutro" non avrei esitato a darti una tirata d'orecchie, ma essendo ospite immaginati in che situazione spiacevole tu mi abbia messo.
Per i giorni seguenti sono stata scostante e immagino che anche tu te ne sia accorta.
Sarò franca: non voglio che si ripeta mai più una cosa del genere. Per due motivi. Il primo è che io non sono un antistress da poter malippare a piacimento nei momenti di tensione, sono la tua migliore amica. Il secondo è che non voglio assolutamente che tu faccia di questo atteggiamento un modus vivendi. Non voglio darti il mio benestare per questa progressiva trasformazione in un manager tutto numeri e grattacapi, dall'aspetto accigliato e col tono di voce di un generale d'armata.
Nel weekend passato al mare l'unica volta che ti ho vista un minimo dolce è stata quando parlavi con Giosbendatilculo.
Ma dico, scherziamo?
Con uno sconosciuto con la faccia da teppa (pure spacciatore a quanto mi dici) fai tutta la carina e a me (!!!...) mi tratti come una pezza da piedi?
Ora (Dio ti ringrazio!) è entrato un altro uomo nella tua vita e quando ti innamori assumi finalmente un aspetto umano.
Sicuramente ci sentiremo meno frequentemente ora che hai un nuovo amore per le mani: spero che questa lettera ti rimanga comunque a testimonianza del fatto che, in qualità di migliore amica dai tempi del liceo, ti voglio bene e ti tengo (benevolmente) d'occhio, come tu fai con me.
Non lasciare che le persone che ti circondano ti induriscano. Non farti sovrastare dagli impegni, non voglio più sentirti così oberata dai doveri, inquietata dalla competizione. Fatti una buona tisana calmante e una merendina al cioccolato, svaccati sul divano, fumati una paglia alla faccia mia ascoltando la musica unz unz dei tempi d'oro. Se nel frattempo ti telefona DeJiiulis dicendo che non sa come fare per l'esame di domani dato che ha ripassato i libri solo 2 volte anzichè 3, oppure Ricky avvertendoti che sicuramente nella terza domanda chiederanno la nota numero 112 a pag 200 (scritta evidentemente in cirillico e il cui grafico va al di là dell'umana comprensione) dì loro che invece tu te la stai spassando un casino alla faccia loro perchè in ogni caso il 30 arriverà nonostante i loro inutili allarmismi (in alternativa un "mabaffanculovà!" andrà benissimo!).
Voglio la mia migliore amica, non una zia acida.
E, per favore, non sbranarmi più gli impiegati del Poldi Pezzoli! (Quella volta mi sono spaventata...)
Per quanto possano essere cerebrolesi, ricordati che non sei (ancora) cannibale!
Ti voglio bene

Ari


22 settembre
 
 
 
Inverno all'improvviso
 
Ieri è arrivato l'inverno.
In realtà abbiamo appena messo il piede in autunno.
Ma ieri è arrivato l'inverno.

Ieri ho chiuso gli occhi e avevo ancora 16 anni.
Il giorno dopo sarebbe stato un mercoledì di scuola e la versione di latino era ancora da finire.
I miei amici sarebbero stati lì ad aspettarmi, il mio ragazzo pronto a farmi arrabbiare, le mie amiche pronte a consolarmi.
Il giorno dopo mi sarei messa i tacchi e la felpa e sarei arrivata di corsa in classe, ultima come sempre, e nel salire trafelata le scale del liceo avrei guardato i tetti bolognesi e i suoi comignoli sfumacchianti nella nebbia del mattino.
Il giorno dopo avrei fatto le vasche nel corridoio del terzo piano con Carlotta e Stella cianciando dei ragazzi del quinto anno.

Poi mi sono scossa, una lacrima mi scendeva, la stronza, lungo la guancia.
Avevo di nuovo 23 anni.
Erano anni che non mi sentivo così.
Erano anni che non rimpiangevo quel mondo.
Avrei voluto chiamare Carlotta e dirle: "E' solo un brutto sogno vero? Non ti sei trasferita a Milano, vero?"
Avrei voluto chiamare Marco e dirgli: "Li hai fatti i compiti di italiano per domani? Vuoi che ti aiuti? Passo da te?"
Poi mi sono resa conto che Carlotta mi stava già parlando per telefono, da Milano, dicendomi che tutto era cambiato.
Poi mi sono resa conto che ormai Marco non lo sento più e che non ho più bisogno di lui.
Poi mi sono resa conto che davvero questa nostalgia incontenibile non aveva senso.
Cosa rimpiangevo in realtà?

Le mie amiche, Carlotta e Stella, non si parlano più da mesi.
Non potrò più fare avanti e indietro lungo il corridoio del liceo insieme a loro.
E poi chissenefrega di questo cazzo di liceo, non potrò più camminare insieme a loro e basta.
L'una non saprà mai quanto è cresciuta o cambiata l'altra col passare del tempo, perchè hanno deciso di non sentirsi più.
E io spero solo, con questa righe appassionate, di far ragionare almeno una delle due.
Io perdo una parte di me, ragazze, se non vi parlate più.
Finirei per scordarmi quanto eravamo affiatate quando stavamo insieme.
Finirei per scordarmi quella volta che siamo andate in centro insieme e io avevo una sportina di dubbia origine e voi dicevate che sembrava il sacchettino con la merenda e ridevate forte e io vi dicevo che eravate proprio sceme e ridevo sotto i baffi e vi dicevo di smetterla e stavamo così bene noi tre...
Finirei per scordarmi del racconto del pazzoide di Barcellona fatto dalla Stella mentre Carlotta scattava foto e io morivo dal ridere...
Io sono distrutta perchè quando eravamo piccole e c'era un'incomprensione io potevo farvi fare pace ma adesso non posso più.
Non posso più dire "Fate le brave, vi volete bene", perchè non siamo più delle bambine.
Io sono distrutta perchè contro i vostri motivi, che sono motivi da donne adulte e che vi portano consapevolmente alla fine della vostra amicizia, contro questi motivi,dicevo, io non posso nulla.
Siete voi che dovete parlarne,non posso fare da pappagallo riportando le frasi all'una e all'altra.
Se siete convinte delle vostre scelte, uscitene a testa alta.
Abbiate il coraggio di dirvi in faccia perchè, perchè dopo anni, non vi ricordate più l'una dell'altra.
Abbiate il coraggio di dirvi che la distanza vi ha rese sconosciute, che l'indifferenza dell'altra vi ha ferite e poi convinte.
Perdersi facendo finta di nulla è da poveracci, da vili.
Io sono tra il frastuono di una campana e il rintocco a morte dell'altra: ragazze, per pietà, non lasciatemi così.
Telefonatevi, chiaritevi, e fate suonare a festa queste campane del cazzo.
Il tempo è passato, non abbiamo più 16 anni, ma potremmo avere ancora la nostra amicizia.
Vi prego, vi prego, vi prego.
Chiudere serenamente il rapporto è il minimo che vi chiedo.
Non lasciatemi in gabbia tra le vostre incomprensioni, i vostri rancori e le parole che non vi siete dette.
Vi amo davvero entrambe, non fatemi questo, e non fatelo a voi...


Sripta manent. Oggi vi voglio dire che... (parte IV)
 
Dato che non hai risposto in forma privata mi vedo costretta a scrivere qua, sempre curandomi di tutelare la tua privacy. La mia casella di posta non funziona bene, al mio sms non hai risposto.
Credimi, non lo faccio per ripicca: queste sono le mie ultime parole e le mie ultime lacrime, in qualche modo devono giungere fino a te.
Mettere on-line il mio dispiacere e i nostri fatti è una scelta che non condividi, lo so.
Io tuttavia ne sento il bisogno, se non altro per non rimanere nel dubbio che le mie ultime parole possano essersi disperse in qualche modo nella rete senza giungere a destinazione.
Tenuto conto che il blog lo visitano solo le persone veramente vicine a me (e che quindi cmq sarebbero venute a conoscenza del contenuto di questo post) oppure degli sconosciuti di passaggio che manco siamo chi siamo è come se non lo avessi pubblicato.
L'unica differenza è che lo scritto rimane. La mia mail potrai anche cestinarla, ma qui rimarrà in ogni caso.
Qui la ritroverai dopo degli anni.
CHIEDO LA CORTESIA A CHI VISITA QUESTO BLOG DI NON COMMENTARE IN ALCUN MODO QUESTO SCRITTO: OGNI COMMENTO VERRà RIMOSSO, GRAZIE.

Ricordati di queste ultime cose dette.
Ma soprattutto ricordati di queste ultime righe che ti scrivo.
La cosa che mi fa più rabbia è che tu starai male un terzo di quello che starò male io.
E non perché tuo padre ha chiesto il divorzio o perché tua madre ha avuto un tumore e quindi ti sei forgiata col fuoco di mille battaglie.
No. Non è per questo. Ed è ora che io lo accetti.
Mi hai scritto: “Lo dici proprio a me se mi ricordo di quando sei stata male. Questo dice tutto. Buona vita, Ari, adesso comincia davvero.”.
E’ la sintesi esatta di quello che sei, e le ultime parole che voglio sentire dalla tua bocca.
Grazie per avermi rinfacciato in ultima istanza che mi sei stata vicina quando ero in preda alla follia e a un passo dalla morte.
Grande stile il tuo.
E grazie per avermi detto finalmente quello che hai sempre pensato di me: che sono una debole, una che non può fare a meno del sostegno di tutti, soprattutto del tuo dato che è proprio ora che mi lasci sperduta in questo orribile mondo da te esplorato e conquistato con il sangue e il sudore della fronte che “inizia davvero la vita” per me.
Come sopravviverò al resto del mondo senza l’aiuto della mia migliore amica così dolce e protettiva è un mistero che ti lascerò contemplare da lontano.
Se invece “adesso comincia davvero” era un’esortazione…
Mi scrivi: ”
A volte anch'io ho avuto nostalgia del passato, ma solo quando il mio presente era talmente avido di sè da non farsi sentire, e da farmi credere che solo nei ricordi è possibile ritrovarlo. Da farmi credere che il tempo della vita sia il passato, il solo controllabile. Adesso so che non è così - per me - perchè quando sento di vivere mentre lo faccio tutto il resto perde qualsiasi valore. Tu vivi?”.
Sì, io vivo,***, io vivo.
E me ne accorgo per quanto bruciano queste lacrime, per quanto si comprime questo stomaco, per quanto tremano queste mani a causa nostra.
A causa di questo che tu chiami “rapporto deludente” e su cui non verserai una lacrima, perché tu all’amicizia ci tieni davvero, e, come dici tu, lo dimostri con la serenità con cui te ne liberi quando questa ti delude.
”Quello che mi ha ferito di te è arrendermi al fatto che sei legata alle persone per i ricordi, non per quello che dimostrano di fare per renderti più felice.”
In questi ultimi tempi ti sei data un gran da fare per rendermi felice: hai continuato a insinuare in me il dubbio di non essere felice davvero, di essere inadatta, debole e sprecata.
Questo è quello che hai fatto. Attaccarmi ai ricordi, per quanto, lo ammetto, possa essere la mia romantica passione, era comunque l’unica cosa che mi rimaneva da fare per restarti affianco.
Che il tuo intento fosse quello di migliorarmi è una cosa che non voglio nemmeno mettere in dubbio. Ma a tutti gli effetti il risultato è stato questo. Farmi rimpiangere la *** che eri, quella che mi stimava e rispettava, così, per quella che sono. Quella *** che non metteva alla prova le mie convinzioni per fortificare le proprie ma che sapeva accettare e comprendere che il mio credo di scienza, legge e politica ne ha ben poca, ma ha tanto cuore, e che quello,
quello, si faceva bastare.
Mio figlio, ohimè, non vedrà mai la zia ***.
E non c’è dispiacere più grande per me, che ammettere di aver perduto una sorella.
Stasera mi sono accorta che non avrei tollerato una volta di più il tuo tono saccente, pungente e sarcastico. Stasera ho capito che non avrei mai più lasciato impunita una tua parola per traverso. Che non avrei accettato una volta di più di essere trattata come l’ultima delle merde perché ho perso due anni di università e non sono in pari con gli esami o cos’altro.
Stasera è bastato davvero poco per farmi scoppiare, lo ammetto ancora una volta.
Ma gutta cavat lapidem… e quanto è stata insistente quella goccia!
L’ultima delle perle, poi, è nel tuo ultimo sms: “Ho inviato un messaggio alla °§°, per dirle che non penso sia un caso che questo casino sia venuto fuori dopo che vi siete viste.”
Un bamboccio di nome Arianna, manovrabile e circuibile dagli altri a piacimento, ti ha comunicato, ieri, che la mail fu scritta PRIMA di parlarne con °§°.
Per quanto tu mi possa ritenere debole e completamente priva di qualsivoglia opinione, sappi che “tutto questo casino” è frutto nostro. Mio e tuo.
Tieniti la tua parte di colpa, e tienitela ben stretta perché sarà l’ultima cosa che ti rimarrà di noi. E per me sarà lo stesso.
Non regalare ad altri questo dolore che è tutto nostro. Tutto nostro.
Il fatto che una cosa analoga sia capitata anche con °§° è una coincidenza su cui riflettere, non un motivo di sospetto.
Ti auguro ogni bene, davvero, anche se mi hai spezzato il cuore.
Ti auguro di trovare una vera amica che sia come un porto a cui tornare quando fuori la tempesta infuria, che sappia addolcire il tuo cuore come io non sono riuscita, che vegli sui tuoi passi e che ti stringa forte al posto mio. Ti auguro un’amica che sappia tirarti forte per i capelli quando diventi cattiva. Lo so, se lo avessi fatto al momento giusto anziché subire e accumulare non saremmo arrivate a  questo punto e quella amica sarei ancora io, scusami.
Davvero non potrei mai volerti del male, ti ho amata fino ad oggi, non posso cominciare ad odiarti per coerenza, quindi sappi che per me il nostro è un conto pari.
Sarebbe carino da parte tua rispettare il mio dispiacere e spedirmi una mail vuota, solo per farmi capire che hai ricevuto questo scritto e per lasciarmi immaginare nello spazio bianco le parole che avrei voluto sentirmi dire da te. Se mi vuoi bene, questo è l’ultimo favore che ti chiedo: una mail bianca.


23 settembre
 
 
 
When.things.go.wrong + Mi fido di te
 
Ecco le due cose che, in questo giorno a tinte piatte, mi hanno tirato un pò su.
La prima è un'inattesa chicca musicale dalle sfumature calde e toscane, l'altra è L'Illustrazione che avrei tanto voluto fare io, ma che invece è stata partorita dal mio giovane maestro (www.feiyen.com <---- qui troverete l'illustrazione ingrandita ed anche il wallpaper).

WHEN THINGS GO WRONG + MI FIDO DI TE

Dose, modo e via di somministrazione: Aprire l'immagine di "When.things.go.wrong" e continuare a guardarla intensamente mentre si ascolta la canzone ad un volume piuttosto alto. Immedesimarsi nel soggetto dell'illustrazione. Guardare la città all'orizzonte fino a che non la si percepisce come "reale", fino a che non la si sente propria, e inspirare profondamente. La somministrazione (immagine con sottofondo musicale) va ripetuta ogni 3 ore, anche ogni due se i sintomi di depressione e apatia persistono.

Effetti collaterali: se il soggetto sottoposto al trattamento Immagine+Canzone è a corto di immaginazione e soffre di "piedi ben piantati per terra", la cura potrebbe non dare alcun beneficio.
In questo caso è opportuno sottoporre il soggetto a una cura propedeutica: consigliamo la previa visione de "La storia infinita" per sciogliere eventuali tensioni e migliorare la comunicazioni tra il mondo reale e quello fantastico. Per sbloccare emotivamente il soggetto consigliamo la lettura di "Video girl Ai" e di "I's";
per porre rimedio alla scarsa immaginazione, invece, suggeriamo la visione di "Laputa" o de "La principessa Mononoke".


Artist: Jovanotti
Album: Buon Sangue - Lorenzo 2005
Year: 2005
Title: Mi Fido Di Te

Case di pane, riunioni di rane
vecchie che ballano nelle chadillac
muscoli d'oro, corone d'alloro
canzoni d'amore per bimbi col frack
musica seria, luce che varia
pioggia che cade, vita che scorre
cani randagi, cammelli e re magi

RIT:
forse fa male eppure mi va
di stare collegato
di vivere d'un fiato
di stendermi sopra al burrone
di guardare giù
la vertigine non è
paura di cadere
ma voglia di volare

mi fido di te {x4}
io mi fido di te
ehi mi fido di te
cosa sei disposto a perdere

Lampi di luce, al collo una croce
la dea dell'amore si muove nei jeans
culi e catene, assassini per bene
la radio si accende su un pezzo funky
teste fasciate, ferite curate
l'affitto del sole si paga in anticipo prego
arcobaleno, più per meno meno

RIT:
forse fa male eppure mi va
di stare collegato
di vivere d'un fiato
di stendermi sopra al burrone
di guardare giù
la vertigine non è
paura di cadere
ma voglia di volare

mi fido di te {x3}
cosa sei disposto a perdere
mi fido di te {x2}
io mi fido di te
cosa sei disposto a perdere

rabbia stupore la parte l'attore
dottore che sintomi ha la felicità
evoluzione il cielo in prigione
questa non è un'esercitazione
forza e coraggio
la sete il miraggio
la luna nell'altra metà
lupi in agguato il peggio è passato

RIT:
forse fa male eppure mi va
di stare collegato
di vivere d'un fiato
di stendermi sopra al burrone
di guardare giù
la vertigine non è
paura di cadere
ma voglia di volare

mi fido di te {x3}
cosa sei disposto a perdere
eh mi fido di te
mi fido di te {x3}
cosa sei disposto a perdere

Artist: Jovanotti
Album: Buon Sangue - Lorenzo 2005
Year: 2005
Title: Mi Fido Di Te


 
25 settembre
 
 
 
Io, pallottola
 
Per alcuni sono un fagotto di ricordi
o quanto meno una persona mediamente interessante che si porta appresso una zavorra inutile di insicurezze e malinconie, di fotografie, ciarpame, rimpianti, rimorsi e chi più ne ha più ne metta.
Nessuno capisce che quella chincaglieria che mi porto dietro è una parte di me a cui non rinuncerei nemmeno se la sua eliminazione mi offrisse i favolosi vantaggi di cui questi "tutti" cianciano.
Dico, perchè tutti si vogliono liberare del proprio passato?
Perchè i più lo considerano come un "rifugio per i falliti"?
Perchè quando dico che rimpiango un periodo della mia vita c'è chi lo considera un inequivocabile segno di debolezza o una palese dimostrazione della mia mancata realizzazione nel presente?
E, soprattutto, perchè tutti pensano che la mia psicologia sia così semplice da poter individuare subito il male che mi affligge e il modo di liberarmene?
Non ho niente da dire contro chi dà volentieri dei consigli, per carità, siamo in molti ad essere generosi nel dispensarli, me inclusa.
Però, caspita, mi accorgo che sempre più persone vedono nel mio ripensare al passato con piacere un male da estirpare.
Non devono avere una gran stima di me se credono che metà della giornata la impieghi a versare lacrime amare sul tempo che fu è l'altra metà a grattarmi le pudenda.
Evidentemente credono che la mia principale attività sia rimuginare sul mio gioioso passato, probabilmente in una smorfia estatica che lascia spazio ad un rigagnolo di bava all'angolo della bocca, ipnotizzata come una lucertola al sole.
Mi devo arrendere ai fatti: se mi vedono così disperatamente bisognosa di una guida spirituale e di una cura disintossicante dai bei ricordi non devono nutrire una gran fiducia in me.
Ad ogni modo, col mio bagaglio di ricordi ci convivo a meraviglia, lo tiro fuori quando mi va e, se per caso sbucasse fuori d'improvviso come mi è capitato qualche post fa ("inverno all'improvviso") non la vivo come se fosse l'inizio della fine ma come la dimostrazione che l'emozione vale ancora qualcosa nella mia vita.
Non mi sgomento se l'emozione si impossessa di me per qualche secondo, non mi spavento se il mio passato riaffiora in maniera spontanea, nemmeno quando ciò mi comporta dolore.
Col tempo ho imparato a cavalcare l'onda dei miei pensieri e dei miei ricordi, lascio loro lo spazio che ritengo giusto (che, per chiarire, non credo sia tanto di più di quello che concedono gli altri), non permetto loro di bloccare la mia vita; se in passato l'ho fatto, ne sono uscita vincitrice e consapevole.
Le mie memorie felici non intaccano il valore dei miei bei momenti presenti, soprattuto perchè la valùta degli ultimi non è fuori corso come per i primi, ma spendibile nell'attuale.
Mai come in questi giorni, però, mi trovo a tenere a freno la mia voglia di ricordare: quando si perde una persona importante ogni indizio ci porta a lei. Fortunatamente non si tratta di una perdita reale (nessun morto insomma), ma ho comunque bisogno di elaborare il mio lutto.
Qualche giorno prima della separazione, questo qualcuno mi disse abbastanza esplicitamente che si riteneva molto fortunato nell'avermi incontrata: così fortunato che anche se mi avesse persa sarebbe ritornato nella condizione della maggiornaza delle altre persone che di veri affetti ne hanno pochi. Insomma, niente di grave. Nella media statistica degli affetti degli italiani questo qualcuno era sufficientemente colmato d'attenzioni e quindi io venivo bollata come "datore di affetto in eccesso".
Io sono stata una specie di fortuna momentanea nella vita di questo qualcuno. Un sovrappiù. Una specie di lusso che, una volta utilizzato, non vale più la pena di riacquistare. Una specie di omaggio lampada viso, insomma.
Inutile dire che questo discorso non mi è piaciuto.
Me ne stavo lì attonita, mentre questo qualcuno preso dal discorso mi diceva: "Beh, dai, alla fine anche tu avrai pensato che puoi benissimo fare a meno di me".
No, io non ci avevo pensato.
Perchè io non penso alle persone come a delle pallottole: "Dunque, sparata una, nel tamburo ne rimangono cinque (tutte e cinque dannatamente uguali ed equivalenti). Finchè mi rimane un colpo posso ribattere al fuoco!".
Nah, non è da me.
Questa persona sarà felice nel sapere che per me le cose non stanno così.
Che il vuoto che mi lascia rimarrà tale.
Che quel posto rimarrà sempre il suo.
Riprenderselo costerebbe fatica, compromesso e comprensione.
Le parole "compromesso"  e "comprensione" suonano ostilii a questo qualcuno. E non ha senso per lui fare "fatica" per una cosa che un tempo le veniva data gratis e di cui, in fondo, può benissimo fare a meno.
Ah.
Che fregatura.
Che brutte sorprese ci riserva la vita.

29 settembre
 
 
 
Disfattismo, incazzatura e neCrosi (stasera va così)
 
Non vale la pena di agitarsi tanto
non vale la pena di essere disponibili:
essere gentili e buoni non paga.

E' qualche giorno che alcune delle persone che ritengo più vicine
mi negano delle cortesie che avrei dato per scontate e naturali.
Delle sciocchezze, cose di poco conto, cose di poco sforzo.

Ci faccio caso solo ora
perchè sto valutando chi mi è vicino in base a quello che fa e non a quello che è.

Dovrei imparare a guardare più spesso la gente per quello che fa e che dice;
troppo spesso mi lego all'idea che mi sono fatta di loro e non mi accorgo di essere bistrattata o trascurata.

La cosa triste è che poi mi ritrovo a meditare sul perchè io avrei esaudito quelle richieste che loro invece  mi negano con tanta naturalezza.

E divento di pessimo umore.

Mi sono sempre dimostrata più generosa dei miei amici.
Sia di portafogli che di cuore.
Nessuno ha mai anche solo osato mettere in discussione questo primato.
Addirittura c'è chi, schiettamente, mi dice: "Ma perchè fai questo per gli altri e non per te stessa?"

Bah, non lo so.
Sono fatta male, io.
Vivo nel mondo dei manga, che volete?
Io sono venuta su a pane & cavalieri dello zodiaco... credo nell'amicizia, in quella vera
in quella che, purtroppo,
non esiste.

30 settembre
 
 
 
Il mio futuro
 
Nuovoloni bianchi si rincorrono a perdifiato
sembra una di quelle sequenze accellerate che usano nei documentari e nei video-clip.

Questa mattina sto proprio bene
sono felice di essere a Bologna, in casa dei miei, al mio pc, con una tazza piena di latte e residui di biscotti.

Domani inizia il mio lavoro come baby-sitter.
I genitori del bimbo sembrano gente a posto, mi pagano quel che basta e il piccolo mi fa tenerezza con quel suo faccino da uomo sospettoso.
Mi domando se riuscirò a conquistarlo ma, soprattutto, se riuscirò a comportarmi in maniera spontanea sapendo che i suoi genitori all'inizio mi terranno sicuramente d'occhio per valutare se sono adatta o meno.

Oggi sono felice di essere quella che sono
e non solo perchè sto mettendo in moto buona parte delle mie energie;
sono soddisfatta anche di quei momenti di stasi che molti mi criticano.
Sono in pace con me stessa in generale.
Oggi è quel famoso giorno in cui ti piaci e a cui segue, per contrappasso divino-cosmico-mestruale,almeno una decina di giorni in cui ti fai proprio schifo.
Ma vabbè, godiamocelo tutto questo giorno di farfalla.

Oggi confido nel ritorno di chi mi ama davvero.
Non mi sforzerò perchè ciò accada
non voglio lottare per qualcosa in cui, forse, credo solo io
chi mi conosce sa che quando voglio bene è per sempre
ma sa anche che la fiducia, una volta persa, va riconquistata.
A lui la scelta: la sua vita è migliore o peggiore senza di me?

Per quel che mi riguarda, mi sono detta che la vita è già abbastanza complicata così com'è senza stare ad aggiungere tribolamenti, turbe e lotte inutili
Al mio fianco voglio delle persone con cui sia facile vivere, non voglio sentirmi sotto accusa, non voglio essere trattata da meno di quel che valgo.
La mia vita è indubbiamente peggiore senza il loro amore, ma è decisamente migliore senza il loro biasimo.

A chi mi voleva laureata in tempo, in legge o quant'altro, rispondo serenamente che i miei studi in sociologia proseguono bene, ma che voglio sentirmi libera di poter stare anche senza una laurea, mantenendo uguale la stima di me stessa.
A queste persone voglio dire che non esiste un'unica strada adatta a noi.
Che è bigotto pensare che chi esce da un liceo e non prosegue gli studi si è perso, poverino, lungo la strada.
Il mio destino non è segnato
perchè il mio futuro è tutto nelle mie mani
e non si piega al loro giudizio.
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venerdì, 16 settembre 2005
La piccola cerva e il giovane pirata
Nella foresta dove abitano animali primordiali
bestie antiche e maestose, metà umane e metà fiere
il gatto belga e lo scoiattolo volante
cianciano di aver visto un giorno un giovane pirata
che dopo aver lasciato  il mare per la katana
si è tramutato in mezzo-cervo per amore
ed è andato a vivere nella foresta
con una piccola cerbiatta.

Quel mezzo-uomo mezzo mezzo-cervo sa che gli uccellini
cinguettano che di notte, all'una in punto
parte un treno speciale
che va nel paese della nanna;
così, panda, koala, e altri animali curiosi
gli sussurrano come girarsi nel dormiveglia
quando il treno della nanna sta per partire
e lui e la sua cerva iniziano ad aver sonno
nella loro radura fatta di edera e bosco.

Parlando di lui col topo bianco,
la cerbiatta una volta ha detto
che la prima volta che ha toccato il mezzocervo
ha trovato la sua mano
come si trova la strada di casa.

Così adesso si dice che non c'è creatura nell'antica foresta
che ami di più il proprio compagno
di quella piccola cerva il suo mezzuomo.
postato da: Jiianna alle ore 00:10 | Permalink | commenti
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